
di Mariagrazia Lupo Albore, Direttore generale Unimpresa
Che cosa resta di una manovra quando la si spoglia degli annunci, delle interviste e delle indiscrezioni? Restano le tabelle. E le tabelle del Documento programmatico di bilancio, inviato alla Commissione europea e al Parlamento nella notte tra mercoledì 14 e giovedì 15 ottobre, dicono una cosa che merita di essere registrata con attenzione. Su un intervento complessivo di circa 23,5 miliardi, le misure per la famiglia e la spesa sociale pesano lo 0,21% del Pil, circa 5 miliardi, e rappresentano la voce più consistente. Più della difesa, più della sanità, più del sostegno diretto alle imprese. In una stagione in cui i bilanci europei si piegano sotto il peso del riarmo e dell’energia, non è un dettaglio.
Il contesto spiega la scelta meglio di qualsiasi dichiarazione. Proprio giovedì l’Istat ha stimato che nel 2025 la povertà assoluta ha riguardato oltre 2,1 milioni di famiglie, pari a 5,4 milioni di persone. A settembre i prezzi al consumo sono cresciuti del 4,2% su base annua, un ritmo che le famiglie non vedevano da tempo e che si traduce, giorno dopo giorno, nel carrello della spesa e nelle bollette. Il governo ha scritto nero su bianco di voler mettere al centro “la tutela del potere di acquisto delle famiglie, con particolare attenzione a quelle più fragili”. L’intenzione è condivisibile. Il punto è capire come si tradurrà.
Prudenza, anzitutto. Il documento va preso per quello che è: una bozza, una dichiarazione di intenti ancora da confermare alla prova delle coperture. E le coperture non sono banali: 5 miliardi dovrebbero arrivare dal settore finanziario, altri dai tagli ai ministeri e dai giochi, con un deficit previsto al 3,4% del Pil nel 2027. Tutto si regge sulla richiesta a Bruxelles di attivare la clausola di salvaguardia nazionale, circa 14 miliardi per il 2027 divisi a metà tra energia e difesa. Basta che un tassello si sposti perché l’intero mosaico vada ridisegnato, e la storia delle leggi di bilancio insegna che a farne le spese sono spesso proprio le voci sociali, le più facili da comprimere nel passaggio parlamentare.
Sul contenuto, i segnali sono interessanti. Si parla di una flat tax sui rinnovi contrattuali, sul lavoro notturno e festivo e sui premi di produttività, mentre tra le ipotesi circolate nelle settimane scorse figurano la detassazione della tredicesima e la conferma del bonus mamme. Sono misure che passano per la busta paga, e dunque per le imprese. Per una grande azienda con un ufficio del personale strutturato si tratta di adempimenti gestibili. Per un artigiano con quattro dipendenti, o per un negozio a conduzione familiare, ogni nuova agevolazione rischia di trasformarsi in un adempimento in più, in una consulenza da pagare, in un modulo da compilare entro scadenze che cambiano ogni anno.
C’è poi un aspetto che nel dibattito pubblico si tende a dimenticare. Le famiglie non sono soltanto destinatarie di sostegni: sono i clienti delle piccole imprese, sono la domanda interna che tiene in vita il commercio di vicinato, i servizi alla persona, l’artigianato. Il fatto che il 14,3% degli operai risulti in povertà assoluta pur avendo un lavoro è un problema sociale, ma anche un problema economico, perché un reddito che non basta si traduce in consumi rinviati, in acquisti ridotti all’essenziale, in serrande che si abbassano nei quartieri.
Occorre allora che i 5 miliardi destinati alle famiglie non si disperdano in una costellazione di bonus annuali, rinnovati o cancellati a seconda delle disponibilità del momento. Serve stabilità: misure pluriennali, su cui famiglie e datori di lavoro possano fare programmi. È necessario che la detassazione dei premi e dei rinnovi diventi strutturale e semplice da applicare anche nelle aziende più piccole, senza oneri burocratici sproporzionati. E va ricordato che il sostegno passa anche dai servizi, a cominciare da nidi e assistenza agli anziani, e non soltanto dai trasferimenti. Mettere la famiglia in cima alla colonna delle cifre è un buon inizio. Farla restare lì, fino al voto finale di dicembre, sarà la vera prova.
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