
di Mariagrazia Lupo Albore, Direttore generale Unimpresa
Le imprese italiane investono. E non poco. Il 78 per cento dichiara di puntare sia sul digitale sia sulla sostenibilità. A prima vista potrebbe sembrare il segno di una maturità ormai acquisita. Ma basta guardare meglio per capire che la vera sfida resta ancora aperta: non è investire nei due ambiti, è farli dialogare davvero.
Oggi, nella maggior parte dei casi, il digitale viene utilizzato come supporto alla sostenibilità. Accade nel 64 per cento delle aziende. È il digitale che aiuta a misurare, controllare, efficientare, ridurre sprechi e consumi. Più debole è invece il percorso inverso: solo il 42 per cento delle imprese lascia che siano gli obiettivi di sostenibilità a orientare le scelte tecnologiche. È una differenza tutt’altro che secondaria. Significa che la transizione resta spesso guidata dalla tecnica, più che da una visione industriale complessiva.
Il dato forse più eloquente è quello organizzativo: appena il 6 per cento delle aziende dispone di una figura dedicata a governare in modo integrato questi due processi. Ed è qui che emerge il limite principale del sistema italiano. Si investe, ma si fatica a costruire una regia. Si adottano strumenti, ma non sempre si ridisegna la strategia.
Anche l’Europa, del resto, riflette questa asimmetria. Nel 2025 le iniziative normative sul digitale si sono moltiplicate, mentre sul versante Esg si è assistito a qualche semplificazione. Un segnale che può essere letto in due modi: da un lato il tentativo di alleggerire il peso regolatorio, dall’altro il rischio di raffreddare la spinta verso un’integrazione più profonda tra innovazione e responsabilità ambientale.
Sul fronte dei consumatori, però, qualcosa si muove con maggiore chiarezza. Due acquirenti online su tre hanno già modificato le proprie abitudini per ridurre l’impatto ambientale. È un dato che merita attenzione, perché indica che la domanda sta cambiando forse più rapidamente dell’offerta. E quando cambiano i comportamenti di consumo, prima o poi cambiano anche le priorità delle imprese.
Il punto, in fondo, è semplice. Digitale e sostenibilità non sono due capitoli separati della modernizzazione. Sono la stessa trasformazione vista da angolazioni diverse. Dove restano divisi, l’innovazione rischia di essere cieca o la sostenibilità di diventare solo un’etichetta. Dove invece si integrano, può nascere un modello più solido, più competitivo, più coerente con il mercato che viene.
Le imprese italiane hanno già imboccato entrambe le strade. Adesso devono evitare che restino parallele.

