
di Mariagrazia Lupo Albore, Direttore generale Unimpresa
C’è qualcosa di antico e, allo stesso tempo, profondamente attuale nel rapporto che gli italiani hanno con l’oro. Tutto confermato in una recente indagine di SWG, con numeri che non sorprendono, ma che meritano di essere letti con attenzione: il 63 per cento lo considera un simbolo di prestigio, il 77 per cento un rifugio sicuro in tempi di incertezza. Non è solo una questione economica. È un fatto culturale.
L’oro continua a rappresentare un’idea di stabilità che va oltre i mercati. È il bene che si tocca, che si custodisce, che si tramanda. Per le generazioni più mature conserva una dimensione quasi affettiva: gioielli di famiglia, riserva personale, patrimonio da proteggere. Un oggetto che parla di continuità e di prudenza, due virtù che nel nostro Paese non sono mai passate di moda.
Colpisce, però, che il valore simbolico sia particolarmente forte tra i giovani. La Gen Z lo associa soprattutto all’investimento finanziario. Meno romanticismo, più razionalità. Per loro l’oro non è tanto un ricordo, quanto uno strumento. Non un bene da esibire, ma da far rendere. È un segnale interessante: anche chi è cresciuto nell’era delle criptovalute e della finanza digitale continua a riconoscere nel metallo giallo una forma di sicurezza.
Il dato che oltre metà degli italiani sarebbe disposta a vendere i propri gioielli per un buon guadagno – scelta già compiuta dal 40 per cento – racconta un’altra faccia della medaglia. L’oro è sì simbolo di ricchezza, ma anche riserva a cui attingere quando serve. Non è intoccabile. È una protezione che può trasformarsi in liquidità, se le circostanze lo richiedono.
Anche nelle modalità di investimento emergono differenze generazionali nette. La Gen X preferisce l’oro fisico, lingotti o monete, qualcosa di concreto. La Gen Z guarda invece a strumenti finanziari legati al prezzo dell’oro, più agili e meno “materiali”. Due modi diversi di interpretare la stessa esigenza: proteggersi.
Nel complesso, il 46 per cento degli italiani mostra interesse verso l’oro, ma con cautela. È una fotografia coerente con il clima generale: prudenza, ricerca di stabilità, diffidenza verso rischi eccessivi. In un’epoca di volatilità finanziaria e geopolitica, l’oro torna a essere ciò che è sempre stato: un indicatore silenzioso delle inquietudini collettive.
Non è solo un metallo prezioso. È uno specchio. Quando l’oro sale nell’immaginario, spesso significa che la fiducia altrove vacilla.
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