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Uniti in Europa per uno sviluppo sostenibile

Le cause della grande crisi che ha coinvolto anche l’Europa vanno ricercate nelle fantasiose teorie economiche e finanziarie basate sulla presunta possibilità di aumentare all’infinito la produzione di “cose” per un mercato sempre più globale, senza tener conto che il Pianeta Terra dispone di risorse limitate. Tali teorie portarono ad un consumismo sfrenato, allo spreco ed all’inquinamento di vaste aree del Pianeta. Oggi, specialmente nelle grandi città, si accumulano montagne di rifiuti che costituiscono vere e proprie miniere a cielo aperto che potrebbero essere selezionate e utilizzate in massima parte invece di disperderle e avvelenare il terreno e l’ambiente, come nelle “terre dei fuochi”. Altra conseguenza dello sviluppo demenziale è l’inquinamento dell’aria con l’emissione incontrollata di CO2 e di altri gas serra nocivi a causa del massiccio impiego di fonti fossili (carbone, petrolio e gas) per la produzione di energia elettrica, mentre c’è stata scarsa attenzione per le fonti rinnovabili (vento, sole, acqua, geotermia, ecc.), presenti in abbondanza in ogni angolo della terra. Ciò è potuto accadere perché alle accresciute possibilità tecniche di aumentare le produzioni non c’è stata una contemporanea crescita culturale di tutta la società. A spingere in modo incontrollato produzione e consumi spesso sono state le grandi “mafie” dell’economia e della finanza il cui unico scopo è stato (ed ancora è) quello di aumentare il più possibile i profitti da spartire tra dirigenti, azionisti ed esponenti politici corrotti.
Il mondo politico che avrebbe dovuto controllare e indirizzare sia il capitale finanziario che il lavoro verso un reale sviluppo a favore di tutta la società spesso è stato imbrigliato e “foraggiato” e messo a tacere dai detentori del potere economico e finanziario.
*Viviamo in una società “sfilacciata” composta da chi accatasta montagne di stipendi, liquidazioni e pensioni d’oro, oltre a privilegi e prebende varie, mentre una moltitudine di persone a stento riesce a sopravvivere.
La politica europea deve riappropriarsi del timone dello sviluppo e portare l’economia fuori dalle secche tra le quali si trova con il rischio di incagliarsi. Per fare ciò occorre mobilitare e utilizzare le enormi risorse umane europee, a cominciare dalle intelligenze e dalle capacità professionali e non lasciarle inoperose per errati e miopi calcoli contabili.
Solo in Italia vi sono oltre 3.500.000 (tre milioni e cinquecento mila) giovani disoccupati (la maggioranza nel Meridione) oltre a grandi risorse naturali, culturali, turistiche e ambientali inutilizzate.
E il mondo politico cosa ha fatto?
Ha cercato di favorire (e spesso imporre) piani di sviluppo calati dall’alto a “macchia di leopardo” completamente slegati dalla vocazione del territorio e dalle tradizioni e competenze delle popolazioni.
Sono così sorte le ben note “cattedrali nel deserto” con enorme spreco di denaro e con grande “sollazzo” delle cosche, degli speculatori e dei politici corrotti, locali, nazionali e internazionali.
Un saggio di quando è accaduto, è ben descritto da Oscar Greco, dell’Università della Calabria, nel libro: “ Lo sviluppo senza gioia” (ed. Rubbettino).
La politica, a tutti i livelli (europea, nazionale e regionale) deve essere basata su metodi di sana democrazia e principi etici e morali, in modo da assicurare lavoro e benessere a tutti i cittadini dei diversi popoli del Continente.
E non bisogna dimenticare che il popolo russo fa parte dell’Europa, per cui non può rimanere ancora per lungo tempo fuori della grande famiglia europea, anche per contribuire a costruire una duratura convivenza pacifica con gli abitanti degli altri Continenti del Pianeta terra.

Bruno Latella
Presidente onorario di Unimpresa

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