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Mezza Europa senza anima

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Ci sono notizie che di per se sono un delitto, lasciarle cadere nel silenzio o farle passare sotto traccia sono circostanze aggravanti che rischiano di rendere complici del medesimo disegno destabilizzante. Alcuni paesi della zona euro con a capo la Germania seguita da Austria, Danimarca, Regno Unito, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Svezia, hanno chiesto la diminuzione fino alla sospensione totale nel 2014, della spesa corrente destinata agli aiuti alimentari per i poveri della comunità europea. Tradotto in soldoni vuol dire che anche quei luoghi dove coloro che sono caduti in disgrazia trovano sostegno, saranno oggetto di dieta economica. Mense dei poveri, della caritas, banco alimentare, ma anche le opere di tanti che sono mossi da spirito altruista che va oltre la confessione religiosa o l’appartenenza etnica, rischiano di essere investiti dalla crisi più di quanto già lo siano e di vedersi le mani legate. Intendiamoci bene, l’aiuto per così dire istituzionale, ad oggi rappresenta una minima parte della ricchezza delle opere sociali, il tesoro più grande risiede nella buona volontà e nella generosità delle persone. Tuttavia il già poco elargito dalla comunità diventa necessario e spesso rappresenta la residuale ed unica possibilità di sopravvivenza. Toglierlo è una barbarie che denota, ancora una volta, come si stia costituendo un’Europa priva dell’anima, incapace di guardare alle proprie radici cristiane e fondata solo su fini finanziari per di più aventi come collante una moneta monca. Unimpresa, tramite il presidente Paolo Longobardi, da tempo lancia l’allarme per il rischio di un futuro senza identità che affossa i popoli anziché sollevarli. Quando si smarrisce l’attenzione agli ultimi, quando questi non sono posti tra le priorità di un’economia dal bene diffuso, allora c’e’ di che preoccuparsi seriamente. Altro che chiacchiere e ricette. Faccio mio il grido di Cicerone “quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?” Fino a quando invece di eliminare gli sprechi, di allineare i guadagni di pochi “eletti” agli standard d’oltre oceano e ad una rispondenza più appropriata alla decenza e alla dignità, si colpiranno sempre i deboli? Il grido dei poveri non resterà eternamente sepolto nelle fogne delle città, si scocceranno di vedersi sempre calpestati, prima o poi la loro voce non morirà più in gola soffocata dalla prepotenza, e cosa accadrà? La colpa più grave sarà aver ignorato l’uomo rendendolo schiavo della finanza che ormai in modo trasversale a destra come a sinistra, tra i capitalisti come tra i marxisti, acceca tutti.

Alfonso D’Alessio
a.dalessio@unimpresa.it