Il Centro studi dell’associazione: quadro più debole delle attese, servizi in rallentamento e energia ancora negativa. Il vicepresidente Spadafora: «Domanda fragile, serve una strategia per sostenere la crescita»
L’inflazione italiana conferma una traiettoria di raffreddamento più marcata rispetto al resto d’Europa, con un mese di novembre caratterizzato da un arretramento dei prezzi e da una dinamica complessiva più debole delle previsioni.
È quanto emerge da una analisi del Centro studi di Unimpresa, che mette in luce un quadro più articolato e eterogeneo nella composizione dell’indice. A novembre il NIC ha segnato una flessione dello 0,2% su base mensile, mentre l’inflazione annua è rimasta all’1,2%. Sull’IPCA, la variazione tendenziale è scesa dall’1,3% all’1,1%. Si tratta, di valori inferiori non solo alle attese di consenso ma anche alle medie degli ultimi trimestri, a conferma di un rallentamento strutturale che coinvolge più componenti del paniere.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, nel dettaglio, i beni alimentari tornano a mostrare una risalita (+0,5% m/m), segno di una dinamica ancora sensibile alla volatilità delle filiere internazionali. Sul fronte opposto, i servizi ricettivi e di ristorazione registrano una contrazione mensile del 2,4%, amplificando la decelerazione annuale dal 3,9% al 3,3% e segnando una normalizzazione dopo i picchi estivi della domanda legata al turismo.
Prosegue inoltre la fase di raffreddamento nelle spese per abitazione, acqua, elettricità e combustibili, la cui variazione annua scende dal -1,7% al -2,1%. L’energia, pur registrando un leggero rimbalzo mensile (+0,6%), resta ampiamente negativa su base annua (-4,2%), continuando a rappresentare uno dei principali freni all’inflazione complessiva.
In rallentamento anche il segmento dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, che scende al 2,9% annuo rispetto al 3,3% precedente, così come i servizi di trasporto, da 2% a 0,8%. Risultano meno negative, invece, le comunicazioni, la cui dinamica tendenziale risale da -5,1% a -3,9%, segnale di una progressiva stabilizzazione dei prezzi nelle telecomunicazioni.
L’inflazione di fondo sul NIC rallenta dall’1,9% all’1,8%, mentre sull’IPCA scende da 1,9% a 1,7%. Anche il “carrello della spesa” mostra una decelerazione, passando dal 2,1% all’1,9% su base annua.
Complessivamente, l’intero comparto dei servizi sta rientrando da quella fase di spinta che aveva caratterizzato i mesi successivi alla riapertura post-pandemia, mentre i beni sono influenzati da dinamiche più selettive e meno diffuse. La dinamica italiana è ormai stabilmente inferiore alla media dell’Eurozona, per effetto di “una domanda interna meno vivace, dinamiche salariali più moderate e una maggiore prudenza nei comportamenti di consumo delle famiglie”.
Per il 2026, l’associazione ritiene probabile il mantenimento di questa divergenza: l’IPCA dovrebbe attestarsi all’1,7% come nel 2025, mentre il NIC è stimato all’1,4%.
«Una dinamica dei prezzi così contenuta aiuta a proteggere il potere d’acquisto, ma al tempo stesso segnala un Paese ancora cauto, con consumi che faticano a ritrovare slancio e investimenti che avanzano a ritmo lento. Non siamo di fronte a un rischio inflazionistico, ma a una crescita che richiede attenzione costante: la domanda resta fragile e molte filiere produttive stanno ancora assorbendo gli shock energetici degli ultimi due anni. Serve un quadro organico di politiche economiche: per consolidare la ripresa serve una strategia che sostenga famiglie e imprese, migliorando il clima di fiducia e rafforzando gli investimenti. L’Italia può trarre vantaggio da un’inflazione moderata, ma deve trasformarla in un’opportunità, non in un segnale di stagnazione» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.
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