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Sanità in Italia e all’estero, su cosa puntare per migliorare

di Marco Massarenti, Consigliere nazionale UNIMPRESA Sanità

È dal 1978 che l’Italia dispone del Sistema Sanitario Nazionale (SSN); un servizio gratuito a carattere universale che assicura prestazioni sanitarie e farmaceutiche usufruibili non solo dagli indigenti ma da tutti gli abitanti a prescindere dallo status giuridico, economico o sociale. È un finanziamento pubblico con prestazioni anche private erogate attraverso una rete di servizi gestiti da Stato, Regioni, Aziende e Comuni nei rispettivi ambiti di competenze e che hanno come obiettivo l’assicurare garanzie di salute uniformi su tutto il territorio nazionale, fare prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera. I cittadini attraverso le ASL hanno diritto ad avere un medico di base, ognuno dei quali assiste più di 1000 pazienti e di usufruirne gratuitamente così come anche della spesa per i farmaci diretti alla cura delle malattie gravi e croniche. L’Italia è l’unico paese in Europa a garantire il pediatra gratuito fino ai 14 anni e ad eccellere per trapianti d’organo, è all’avanguardia nella diagnostica ad alta tecnologia, conta oltre 27mila strutture sanitarie e ha più di 3000 punti di guardia medica che garantiscono continuità assistenziale. Si basa sul modello Beveridge che assicura copertura universale ai cittadini ma non garantisce la sovvenzione di tutti i tipi di terapie infatti alcuni pazienti si vedono costretti a dover rinunciare alle cure.

Da un dato (anche se in regressione)  che ci viene fornito da una ricerca effettuata nel 2019 da Bloomberg News (una delle aziende leader nel mondo per le notizie di analisi finanziaria) questo servizio erogato a tutti gli abitanti della penisola è il secondo più efficiente in Europa preceduto solo dalla Spagna; informazione  che fa ben pensare per quanto riguarda speranza di vita, tasso di mortalità e ricoveri ospedalieri (gli Italiani hanno aspettativa di vita alla nascita di 83.1 anni rispetto agli Spagnoli con 83.4 che entro i prossimi dieci anni  raggiungeranno 86 anni secondo l’Institute for Health Metrics and Evaluation) inoltre da un dato del 2016 della OCSE  l’Italia è tra i tassi più bassi di mortalità e di ricoveri ospedalieri per malattie croniche; segno di un sistema che ha efficacia di erogazione delle cure primarie.

Da uno studio effettuato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico rilevato  nel 2019 emerge che l’Italia ha destinato alla sanità l’8,7% di  PIL (su 59.55 milioni di abitanti) rispetto alla media Europea del 9,8% rimanendo finalino di coda in Europa con una spesa pro-capite pari a 2.473 euro a fronte di una media Europea di 2.572 euro; probabilmente è questa una delle carenze che  ci vede scendere al secondo posto nella classifica dei migliori in Europa e ancora più in basso in quella mondiale inoltre  quanto questa riduzione di risorse economiche è stata anche una delle causa di problemi venuti a galla durante l’emergenza  di questi ultimi due anni. 

Basti pensare infatti alla riduzione dei posti letto ospedalieri e alla riduzione delle assunzioni di infermieri che svolgono un ruolo chiave e che  sono 6,2 ogni 1000 abitanti rispetto alla media Europea di 8,5; secondo OCSE infatti in Italia ci sono  pochi infermieri e malpagati  e inoltre  non a caso un’indagine pubblicata su BMC Health Services Research denuncia carenze di risorse non solo economiche ma anche infermieristiche domiciliari, assistenza per malattie mentali e per riabilitazione a seguito di incidente. Un sistema inoltre che ci costringe a liste di attesa interminabili, che dopo decenni di tagli e definanziamento della sanità, dopo provvedimenti diversi tra regioni e l’assenza di un ruolo centrale di coordinamento spacca la penisola in due marcandone la differenza tra nord e sud. Secondo Un rapporto Crea Sanità dell’Università Tor Vergata i punti di forza del servizio sanitario Italiano sono l’assistenza gratuita del MMG, avere molti farmaci quasi gratuitamente, l’avere tecnologie avanzate e la possibilità di poter disporre dell’assistenza ovunque. Di contro tra i punti deboli troviamo le liste di attesa (fonte di crescente insoddisfazione), il rimbalzo tra uno studio medico e l’altro per l’incapacità di riuscire a concentrare più prestazioni in un unico appuntamento, la cattiva organizzazione nella prenotazione e nell’erogazione del servizio; insomma sono evidenti le carenze strutturali, economiche ed organizzative ma non si può neanche negare che riesca ad erogare servizi al di sopra di molte altre realtà.

Il sistema sanitario in Spagna, quasi gemello di quello Italiano, detiene il primato Europeo. Istituito nel 1986, assiste il 98% della popolazione ed ha una gestione simile alla nostra, confermando di essere uno dei paesi con numerose caratteristiche in comune al nostro se consideriamo anche storia e cultura. La Spagna investe nella sanità il 9% del PIL (su 47.35 milioni abitanti) e vanta un sistema sanitario nazionale anch’esso basato sul modello Beveridge. Il 43% degli ospedali sono pubblici e sono di competenza del servizio previdenza sociale (INSALUD) oppure di privati. Le strutture private invece non sono a scopo di lucro e sono gestite dalla Chiesa Cattolica oppure dalla Croce Rossa.  Anche qui ad ogni abitante viene assegnato un medico di medicina di base e per quel che riguarda gli infermieri invece non si evidenziano mancanze di unità. Un sistema insomma, ben gestito e organizzato che fa registrare alla Spagna un calo negli ultimi 10 anni dell’incidenza delle malattie cardiovascolari e dei decessi per cancro contrariamente all’ Italia che invece ne detiene quasi il record. Anche per quel che riguarda la pandemia la Spagna registra 97.998 decessi rispetto ai 152.596 dell’Italia.

Nello stilare queste statistiche, gli esperti comparano categorie come ambiente, business, libertà individuale, qualità economica, educazione, sicurezza, capitale sociale, governance, salute, accesso al mercato e alle infrastrutture, investimenti e condizioni aziendali; The Legatum Institute nel 2021 ha stilato la classifica dei paesi con la migliore sanità al mondo mettendo al primo posto Singapore e collocando il Bel Paese al 17esimo.

Singapore, un paese con aspettativa di vita di 83 anni con sistema sanitario universale e cure pubbliche garantite dal governo grazie ad un sistema di risparmio obbligatorio, ha alcune delle migliori strutture mondiali dove lavorano medici e infermieri molto qualificati formati in istituti medici di fama internazionale ma ciò che lo porta al primo posto è la qualità assistenziale e i costi contenuti in quanto è lo Stato ad effettuare il controllo di tutta la macchina sanitaria. Ha una spesa sanitaria pubblica pari al 4.9 % (su una popolazione di 5.686 milioni) riuscendo così a fornire servizi di qualità a basso costo delle spese mediche. Fiore all’occhiello di questa realtà è la politica mirata ad un piano di salute che promuove lo sviluppo di una popolazione sana attraverso la prevenzione.

Ovviamente, essendo quello sanitario il sistema più complesso di tutti a causa dei modelli di finanziamento, per la molteplicità dei servizi, per i tanti bisogni di ogni singola persona, per i molti ruoli rivestiti dai sanitari non si può pretendere di raggiungere la perfezione ma sicuramente si può prendere spunto dalle proprie esperienze, soprattutto da questa pandemica e dai sistemi che raggiungono numeri migliori per poter fare passi in avanti e alzare gli standard.

Un rapporto della Commonwealth Foundation ha rivelato che non esiste un sistema sanitario esemplare ma comunica che i paesi con migliore sanità sono quelli che hanno investito in servizi sociali come assistenza all’infanzia, trasporti, sicurezza della comunità, migliori benefits per i lavoratori modellando così una società più sana e ricevendo di conseguenza meno richiesta di assistenza.

Per concludere, maggiore attività rivolta alla prevenzione, condizioni di vita che richiedono meno assistenza, inserimento adeguato di sanitari, investimento di una maggiore spesa sanitaria, migliore organizzazione, inserimento di nuovi servizi, potrebbero essere un concreto passo verso il futuro. Si spera a questo punto, per il rilancio del nostro paese, nella buona riuscita del EU4Health, il programma d’azione della UE in materia di salute che ha la finalità di garantire un livello elevato di protezione  attraverso la prevenzione, preparazione alla crisi, potenziamento dei sistemi sanitari attraverso il personale e potenziamento dei sistemi sanitari attraverso il digitale. 

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