Il ritiro informale dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione europea ad Alden Biesen non è stato uno di quegli appuntamenti destinati a produrre decisioni immediatamente operative. Eppure, proprio per questo, merita attenzione. Perché quando l’Europa sceglie di fermarsi a riflettere sulla propria competitività, significa che la percezione del ritardo accumulato è ormai condivisa ai massimi livelli.
La presenza della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accanto al Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, e a figure come Mario Draghi ed Enrico Letta, ha conferito all’incontro un valore che va oltre la diplomazia ordinaria. Non si è trattato di un vertice su una singola emergenza, ma di un confronto sul destino industriale e produttivo del continente.
Il tema è noto: la crescente concorrenza internazionale, l’accelerazione tecnologica, il confronto sempre più serrato con Stati Uniti e Cina. In questo contesto, l’Europa appare spesso prigioniera delle proprie procedure. Da qui l’insistenza, emersa nel dibattito, sulla necessità di accelerare i processi decisionali, semplificare la regolazione, completare il mercato unico. Non si tratta di slogan. È la constatazione che senza una governance più agile, il mercato europeo rischia di diventare un mosaico incompiuto.
A margine dei lavori, Meloni ha incontrato il Cancelliere Friedrich Merz e il Primo Ministro belga Bart De Wever, affrontando nodi concreti: ETS, CBAM, costi energetici per le imprese. Qui il discorso si fa meno teorico e più immediato. La transizione ecologica, condivisa nei principi, si misura nella pratica con la sostenibilità dei costi per il sistema produttivo. Se la competitività europea deve essere difesa, non può prescindere da un equilibrio tra obiettivi ambientali e tenuta industriale.
Il vertice di Alden Biesen ha avuto, in questo senso, il merito di riportare al centro una domanda essenziale: l’Europa vuole restare uno spazio normativo o diventare una potenza economica capace di incidere? La differenza non è semantica. Dove l’Unione si è federata – commercio, concorrenza, moneta – ha acquisito forza negoziale. Dove è rimasta frammentata – politica industriale, energia, difesa – ha mostrato i propri limiti.
Non sono bastate le crisi degli ultimi anni a sciogliere questa ambivalenza. Ma forse la pressione esterna, più che le dichiarazioni solenni, potrà accelerare il processo. Alden Biesen non passerà alla storia come il luogo di una svolta clamorosa. Potrebbe però essere ricordato come uno dei momenti in cui l’Europa ha preso atto che il tempo delle esitazioni si è accorciato. E che la competitività, oggi, è questione di sovranità.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
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