
di Mariagrazia Lupo Albore, Direttore generale Unimpresa
C’è un’Italia che non fa rumore, non occupa titoli di apertura e raramente entra nel confronto politico quotidiano. Eppure regge, spesso in silenzio, pezzi essenziali della nostra coesione sociale. È l’Italia del volontariato e del Terzo settore, una trama fitta di associazioni, cooperative, fondazioni e cittadini attivi che continuano a garantire prossimità, ascolto e servizi laddove lo Stato e il mercato faticano ad arrivare.
I dati più recenti dell’Istat restituiscono un quadro incoraggiante: dopo la frattura imposta dalla pandemia, il non profit mostra una capacità di adattamento e di ripresa che va oltre la semplice sopravvivenza. Crescono le attività legate all’assistenza sociale, all’inclusione delle fragilità, al supporto educativo e sanitario. Non è solo una questione numerica. È un segnale di maturità civile.
Il volontariato non è più – se mai lo è stato – un ambito residuale o caritatevole. È diventato una vera infrastruttura sociale, capace di intercettare bisogni nuovi e complessi: la solitudine degli anziani, il disagio giovanile, le nuove povertà, l’integrazione dei migranti. Lo fa con strumenti spesso leggeri, ma con una conoscenza profonda dei territori e delle persone. Una conoscenza che nessuna riforma calata dall’alto può sostituire.
C’è, in questo protagonismo diffuso, anche una lezione per le istituzioni. Il Terzo settore funziona quando viene riconosciuto come interlocutore, non come supplente occasionale. Quando le regole sono chiare, i finanziamenti stabili, la collaborazione strutturata. Al contrario, l’incertezza normativa e la frammentazione degli interventi rischiano di disperdere un patrimonio costruito in decenni di impegno civico.
Il valore del volontariato non si misura solo in termini economici, pur rilevanti. Si misura nella fiducia che genera, nel capitale sociale che produce, nella capacità di tenere insieme comunità sempre più esposte alla frammentazione. In un tempo segnato da polarizzazioni e diseguaglianze, questa funzione è tanto preziosa quanto fragile.
Rafforzare il Terzo settore non significa idealizzarlo. Significa prenderlo sul serio. Investire in competenze, accompagnare il ricambio generazionale, riconoscere il lavoro – spesso gratuito – di chi sceglie di occuparsi degli altri. È una scelta che parla della qualità di una democrazia. Perché un Paese che sa valorizzare il volontariato è un Paese che non rinuncia a prendersi cura di sé stesso.
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