
di Mariagrazia Lupo Albore, Direttore generale Unimpresa
Per molti anni abbiamo raccontato l’Italia come un Paese fermo, incapace di guardare avanti. Eppure esiste una ricchezza silenziosa che continua a sostenere famiglie, territori e comunità: la straordinaria capacità di trasmettere valore da una generazione all’altra.
Quando si parla di eredità si pensa quasi sempre a case, risparmi o patrimoni finanziari. Certamente questi aspetti sono importanti. Nei prossimi anni assisteremo a uno dei più rilevanti passaggi di ricchezza privata della storia italiana. Milioni di famiglie trasferiranno ai figli e ai nipoti beni costruiti attraverso decenni di lavoro, sacrifici e risparmio.
Ma sarebbe riduttivo fermarsi agli aspetti economici.
Le generazioni più anziane stanno trasmettendo molto di più: esperienza, competenze, cultura del lavoro, senso di responsabilità e capacità di affrontare le difficoltà. Sono patrimoni immateriali che non compaiono nelle statistiche, ma che spesso fanno la differenza nella vita delle persone.
Molti giovani riescono ad avviare un’attività grazie al sostegno della famiglia. Molte giovani coppie acquistano una casa grazie all’aiuto dei genitori. Molti percorsi di studio vengono resi possibili dalla solidarietà intergenerazionale. È una rete di sostegno che rappresenta uno dei punti di forza del nostro modello sociale.
Naturalmente il trasferimento della ricchezza non può sostituire le politiche pubbliche né diventare l’unico strumento di mobilità sociale. Tuttavia sarebbe un errore non riconoscere il valore di questo patrimonio collettivo.
La vera sfida consiste nel trasformare le risorse accumulate nel passato in opportunità per il futuro. Favorire investimenti, sostenere l’imprenditorialità giovanile, incentivare la formazione e l’innovazione significa dare continuità a quel passaggio di fiducia che da sempre caratterizza la società italiana.
Ogni generazione riceve qualcosa da quella precedente. La responsabilità più importante è lasciare qualcosa in più a quella successiva.





