«Le parole del Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, restituiscono un quadro più articolato e meno drammatico di quanto il dibattito pubblico spesso non faccia trasparire. L’Italia ha punti di forza reali — nel risparmio privato, nel sistema universitario, nelle eccellenze produttive — e sarebbe un errore non riconoscerlo. Ma avere punti di forza non è sufficiente se mancano le condizioni per metterli a frutto. Il nodo è lo stesso da anni: lo Stato deve smettere di essere un ostacolo per diventare un abilitatore. Non si tratta di aumentare la spesa pubblica, ma di indirizzarla meglio — sull’energia, sull’innovazione, sulle infrastrutture. Panetta ha ragione quando indica nel ruolo di committente pubblico una leva straordinaria: se la domanda pubblica orientasse davvero le imprese verso soluzioni avanzate, l’Italia avrebbe un vantaggio competitivo che oggi non riesce a costruire. Sull’energia, condividiamo la necessità di interventi strutturali. La crisi dello Stretto di Hormuz ha reso evidente — ancora una volta — quanto la dipendenza energetica esponga il sistema produttivo italiano a shock che le imprese non possono gestire da sole. Rinnovabili, reti, e una valutazione serena sul nucleare di nuova generazione: questa è la strada. I tagli alle accise non bastano. Per le piccole e medie imprese, che rappresentano la spina dorsale del nostro sistema produttivo, il messaggio del Governatore si traduce in un’esigenza concreta: accesso al credito per l’innovazione, venture capital accessibile, e una burocrazia che non consumi il tempo che dovrebbe andare alla crescita. La ricetta c’è. Ora serve la volontà di applicarla». Lo dichiara il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, commentando le considerazioni finali del governatore di Bankitalia.
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