
di Mariagrazia Lupo Albore, Direttore generale Unimpresa
Sanae Takaichi è la prima donna a guidare il Giappone. Sessantaquattro anni, autodidatta, di origini modeste e con una lunga carriera alle spalle nei governi di Shinzo Abe, la nuova premier incarna un Paese che prova a cambiare restando fedele a sé stesso. Conservatrice, nazionalista, ma anche pragmatica e determinata, Takaichi rappresenta la svolta più significativa in una classe politica ancora fortemente maschile e gerarchica.
La sua elezione non è solo un fatto politico, ma anche sociale e culturale. Il Giappone, nonostante il suo altissimo livello di sviluppo economico, è uno dei Paesi del G7 con la minore presenza femminile nei luoghi decisionali: meno del 10% dei parlamentari sono donne. L’arrivo di Takaichi a capo del governo rompe un tabù radicato e segna, di fatto, l’inizio di una nuova stagione.
Definita da molti la “lady di ferro” giapponese, Takaichi ha sempre mostrato una linea ferma su sicurezza e politica estera, ma con toni meno ideologici di quanto si creda. La sua formazione, più empirica che accademica, la rende un profilo atipico per la politica nipponica, dove contano le scuole d’élite e le carriere interne ai ministeri. È una donna che si è fatta da sola, in un contesto che premia la disciplina e penalizza il dissenso, e che oggi raccoglie i frutti di una perseveranza quasi ascetica.
La sfida che l’attende è enorme. Il Giappone vive una fase di transizione delicata: l’inflazione erode i salari, la popolazione invecchia, la crescita è lenta e la politica appare sempre più distante dai cittadini. Takaichi dovrà bilanciare la necessità di rilanciare l’economia — forse con una versione aggiornata dell’Abenomics — con il bisogno di modernizzare il Paese, senza intaccare i valori tradizionali che ancora lo tengono unito.
Ma la vera prova sarà un’altra: dimostrare che una donna può esercitare il potere in Giappone senza dover rinunciare alla propria identità. Non un simbolo, non un’eccezione, ma un precedente. Perché se riuscirà a unire autorità e sensibilità, fermezza e ascolto, allora la sua leadership potrà davvero aprire una nuova fase nella storia politica del Sol Levante.
Con Sanae Takaichi, il Giappone non solo cambia premier: mette in discussione un equilibrio culturale che sembrava intoccabile. E lo fa nel modo più giapponese possibile, senza clamori, ma con la forza tranquilla di chi sa che ogni rivoluzione, per durare, deve cominciare dal silenzio.
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