La questione fiscale del Mezzogiorno rappresenta oggi una delle principali leve per rilanciare lo sviluppo economico nazionale. Serve un pacchetto di misure mirate che uniscano equità, innovazione e semplificazione amministrativa, a partire dall’introduzione di una fiscalità territoriale differenziata capace di ridurre Imu, Tari e accise solo dove investimenti e controlli garantiscano sostenibilità e legalità.
quanto sostiene Unimpresa che propone un pacchetto di misure al governo: tra le principali proposte figura la creazione di un “cloud fiscale condiviso”, una piattaforma digitale sicura e trasparente che permetta a imprese e amministrazione finanziaria di tracciare in tempo reale ogni movimento contabile e dichiarazione, riducendo i contenziosi e premiando chi opera nella legalità.
Unimpresa, che a questo argomento ha dedicato un documento, presentato mercoledì a Castellammare di Stabia (Napoli), alla presenza del sottosegretario al ministero del lavoro, suggerisce inoltre deduzioni fiscali per i profitti reinvestiti nel Sud, un super ammortamento rafforzato per investimenti in ricerca, tecnologie verdi e digitali, e una riforma complessiva delle Zone Economiche Speciali (Zes), con incentivi fino al 45% anche per le piccole e medie imprese. Le nuove Zes dovrebbero concentrarsi su filiere ad alto potenziale come agroalimentare, energie rinnovabili, logistica portuale, turismo sostenibile ed economia blu. Nel 2024, il Mezzogiorno è cresciuto del +4,9% nel comparto delle costruzioni (il doppio rispetto al Centro-Nord), ma il Pil resta indietro di 0,3 punti e il reddito disponibile è ancora inferiore di oltre 7.000 euro pro capite. Nonostante un aumento del 75% degli investimenti pubblici (da 4 a 7,4 miliardi in due anni), il Sud soffre ancora una forte stretta creditizia e un’evasione fiscale che resta tra le più elevate d’Italia.
«Il Mezzogiorno non ha bisogno di nuovi sussidi, ma di una vera politica industriale e fiscale che premi il merito e la trasparenza. La sfida non è più solo quella di trasferire risorse, ma di farle funzionare in modo produttivo, stabile e tracciabile. Il “cloud fiscale condiviso” che proponiamo rappresenta una vera rivoluzione culturale prima ancora che tecnologica: costruisce fiducia, riduce le aree grigie, restituisce credibilità allo Stato e agli imprenditori. Ogni euro recuperato dall’evasione o investito in innovazione deve restare nel territorio che lo genera, trasformandosi in nuova occupazione, servizi e infrastrutture. Il Sud è il ponte naturale tra l’Europa e il Mediterraneo. Perché possa davvero assolvere a questa funzione, occorre una fiscalità intelligente e una pubblica amministrazione digitale, capace di sostenere lo sviluppo e non di ostacolarlo. Solo così il Mezzogiorno diventerà protagonista della nuova crescita italiana, non più periferia assistita, ma centro propulsore di competitività, cultura e impresa» commenta il consigliere nazionale di Unimpresa, Marco Salustri.
Secondo Unimpresa, la questione fiscale del Mezzogiorno rappresenta oggi una delle principali leve per rilanciare lo sviluppo economico nazionale. Servono, pertanto, proposte concrete che coniugano equità, innovazione e semplificazione amministrativa. Il primo punto necessario è l’introduzione di una fiscalità territoriale differenziata, capace di alleggerire Imu, Tari e accise solo nei territori dove i nuovi investimenti e il controllo centrale garantiscano sostenibilità, qualità dei servizi e legalità diffusa.
Il primo pilastro è la costruzione di una nuova fiducia tra imprese e amministrazione fiscale, attraverso strumenti digitali e trasparenti. In quest’ottica, serve un “cloud fiscale condiviso”: un sistema digitale sicuro, accessibile sia agli imprenditori sia agli uffici fiscali, nel quale ogni movimento contabile, dichiarazione e fattura siano tracciabili e aggiornati in tempo reale. Una simile infrastruttura permetterebbe di ridurre drasticamente le occasioni di contenzioso, premiare chi opera nella legalità e semplificare i controlli, rendendo tutto più snello e collaborativo. Gli imprenditori onesti ne trarrebbero vantaggi concreti in termini di tempi amministrativi più rapidi e di reputazione, mentre le risorse recuperate dall’evasione potrebbero essere reinvestite localmente.
Il secondo pilastro riguarda la deducibilità fiscale per i profitti reinvestiti nel Sud. Le imprese che destinano i propri utili a nuove linee produttive, all’assunzione di personale o a progetti di innovazione nel territorio meridionale dovrebbero poter dedurre una quota incrementale dal proprio imponibile. In questo modo, le agevolazioni verrebbero riservate solo a chi contribuisce concretamente allo sviluppo del territorio, evitando dispersioni di risorse e premiando l’impegno produttivo.
Un terzo intervento riguarda il super ammortamento rafforzato, con percentuali di incentivo più elevate rispetto al resto d’Italia, destinato alle imprese che investono al Sud in beni materiali, ricerca, tecnologie verdi e digitali. Non semplici sgravi, ma misure capaci di stimolare un reale processo di modernizzazione degli impianti e di aumento della competitività.
Serve, poi, una riforma complessiva delle Zone Economiche Speciali (ZES). Occorre superare la frammentazione e la burocrazia che ne hanno frenato l’efficacia, allargando le aree interessate e rendendo l’accesso agli incentivi possibile anche per le piccole e medie imprese. Solo così strumenti come il credito d’imposta fino al 45%, la riduzione dei contributi sul lavoro e la semplificazione amministrativa potranno trasformarsi in veri motori di sviluppo. Le nuove ZES dovrebbero concentrare gli interventi nei comparti di maggior potenziale per il Sud: la filiera agroalimentare di qualità, le energie rinnovabili, la logistica portuale, il turismo sostenibile, l’economia blu legata alle risorse del mare, la cultura, la cinematografia e il rilancio dei teatri e degli spazi all’aperto. In questa visione, il Mezzogiorno non è più destinatario di aiuti, ma protagonista di una crescita fondata su trasparenza, innovazione e fiducia reciproca tra pubblico e privato.
I più recenti dati confermano la persistenza di forti divari territoriali. Nel 2024, il Mezzogiorno ha mostrato segnali contrastanti: pur crescendo più di altre aree d’Italia in settori specifici come le costruzioni (+4,9% di valore aggiunto, il doppio rispetto al Centro-Nord), il PIL resta in ritardo con uno scarto medio di crescita annuale di circa 0,3 punti percentuali rispetto al Nord. Il reddito disponibile delle famiglie meridionali rimane inferiore di oltre 7.000 euro pro capite rispetto al resto del Paese. Negli ultimi due anni, gli investimenti pubblici destinati al Sud sono aumentati del 75%, passando da poco più di 4 miliardi a 7,4 miliardi di euro. Tuttavia, la capacità di trasformare tali risorse in crescita strutturale appare ancora debole. Le imprese del Mezzogiorno sono quelle che più risentono della stretta creditizia: la percentuale di richieste di credito inevase è superiore di 8 punti rispetto alla media nazionale. Parallelamente, l’evasione fiscale, che a livello nazionale ha superato i 100 miliardi di euro, trova nel Sud una delle sue concentrazioni più elevate, a causa di un’economia sommersa ancora radicata e della presenza di attività criminali diffuse. Un recupero del gettito pari anche solo al 30% delle somme sottratte consentirebbe alle regioni meridionali di avvicinarsi sensibilmente agli standard dei servizi pubblici del Centro-Nord.
- COSTO DEL CREDITO AI LIVELLI DEL 2022, MA IL TASSO È BCE PIÙ BASSO DI 50 PUNTI - 10 Dicembre 2025
- Il Mattino – Metallo giallo, gli acquisti del retail superano quelli delle banche centrali - 10 Dicembre 2025
- Il Messaggero – Metallo giallo, gli acquisti del retail superano quelli delle banche centrali - 10 Dicembre 2025





