Il risultato del referendum sulla giustizia chiude una stagione che, almeno nelle intenzioni, avrebbe dovuto aprirne un’altra. Ha vinto il no. È una scelta legittima, naturalmente. Ma resta il fatto che si è persa un’occasione. Non tanto per una singola norma, quanto per l’idea di rimettere mano a un sistema che da anni mostra limiti evidenti, non solo sul piano giuridico, ma anche su quello economico.
Il punto non è inseguire modelli astratti né indulgere in confronti semplicistici. È prendere atto che l’Italia, sul terreno della giustizia, resta distante dagli standard delle principali economie occidentali. I tempi dei processi, civili e penali, continuano a rappresentare una delle principali criticità del Paese. Non è un problema che riguarda soltanto gli addetti ai lavori. Incide sulla vita quotidiana dei cittadini, ma soprattutto sulla capacità dell’economia di funzionare in modo efficiente.
Un sistema giudiziario lento e imprevedibile produce effetti molto concreti. Rende più rischiosi gli investimenti, scoraggia l’ingresso di capitali esteri, complica l’attività delle imprese. Ogni controversia che si trascina per anni è un costo che si accumula, una decisione che si rinvia, un progetto che si blocca. La giustizia, in questo senso, non è solo una funzione dello Stato. È una infrastruttura economica.
Il referendum avrebbe potuto rappresentare un passaggio, forse non risolutivo, ma comunque significativo verso una modernizzazione dell’architettura giuridica. Non si trattava di una rivoluzione, ma di un tentativo di riequilibrare i poteri, di rendere più chiari i confini tra le diverse funzioni, di avvicinare il sistema italiano a quello delle altre democrazie avanzate. Non è avvenuto.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
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