Rielaborati i dati dell’Ufficio parlamentare di bilancio. L’economia italiana cresce in modo stabile nel periodo 2024-2027. Pil a +0,7% nel 2024, +0,5% nel 2025, +0,7% nel 2026-2027, nonostante il rallentamento del commercio mondiale (dal 4,4% all’1,8%). Domanda interna principale motore: contributo fino a 0,9 punti. Consumi famiglie in accelerazione dallo 0,5% all’1,1%. Investimenti positivi fino al 2027. Petrolio da 80 a 63 dollari, gas da 34 a 26 euro. Occupazione in crescita, disoccupazione al 5,8%.
L’economia italiana è in una fase di crescita moderata, ma stabile, se si osservano risultati e previsioni del quadriennio 2024-2027, e mostra una capacità di tenuta superiore al contesto internazionale e una progressiva normalizzazione dei principali indicatori macroeconomici. Il pil, cresciuto dello 0,7% nel 2024 e dello 0,5% nel 2025, tornerà a stabilizzarsi allo 0,7% sia nel 2026 sia nel 2027, in un quadro globale caratterizzato da un deciso rallentamento del commercio mondiale, atteso scendere dal 4,4% del 2025 all’1,8% nel 2026.
È quanto emerge da un paper del Centro studi di Unimpresa che ha analizzato i dati diffusi ieri dall’Ufficio parlamentare di bilancio. A sostenere la crescita è soprattutto la domanda interna.
Il contributo della domanda nazionale al netto delle scorte resta positivo lungo tutto l’orizzonte previsivo, pari a 0,6 punti percentuali nel 2024, 1,0 nel 2025, 0,8 nel 2026 e 0,9 nel 2027, confermando che il motore dell’economia resta prevalentemente domestico.
I consumi finali nazionali crescono in modo graduale ma continuo, passando dallo 0,6% del 2024 allo 0,5% del 2025, per poi accelerare allo 0,7% nel 2026 e allo 0,8% nel 2027. In particolare, i consumi delle famiglie e delle istituzioni sociali private mostrano un rafforzamento progressivo, dallo 0,5% del 2024 all’1,1% del 2027, segnale di un recupero del potere d’acquisto e della fiducia, favorito dalla stabilizzazione dei prezzi e dal miglioramento del mercato del lavoro.
Gli investimenti, dopo una crescita contenuta nel 2024 (+0,5%), registrano un’accelerazione significativa nel 2025 (+2,8%), per poi assestarsi su ritmi più moderati ma coerenti con una fase di maturità del ciclo economico, pari a +1,2% nel 2026 e +1,6% nel 2027. Il dato indica una progressiva uscita dalla fase di stimoli straordinari e una maggiore selettività delle imprese nelle decisioni di spesa, in un contesto reso più favorevole dalla riduzione dei costi energetici.
Sul fronte estero, la crescita delle esportazioni di beni e servizi resta positiva ma contenuta, con un andamento che va dallo 0,0% del 2024 all’1,8% del 2027, mentre le importazioni, dopo una flessione nel 2024 (-0,4%), tornano a crescere negli anni successivi. Il contributo delle esportazioni nette al pil rimane lievemente negativo, compreso tra +0,1 e -0,4 punti percentuali, riflettendo il rallentamento del commercio internazionale ma senza determinare squilibri macroeconomici rilevanti.
Decisamente più favorevole il quadro dei prezzi. Il prezzo del petrolio Brent è previsto in calo da 80,6 dollari al barile nel 2024 a 63,4 nel 2026 e 62,8 nel 2027, mentre il prezzo del gas naturale TTF scende da 34,4 euro/MWh nel 2024 a 25,8 nel 2027. La normalizzazione delle quotazioni energetiche si riflette su una dinamica dei deflatori contenuta e stabile: il deflatore dei consumi cresce tra l’1,5% e l’1,7%, quello del pil oscilla tra l’1,8% e il 2,0%. Il pil nominale avanza così a un ritmo compreso tra il 2,4% e il 2,7% annuo, creando condizioni favorevoli per il miglioramento dei conti pubblici. Il mercato del lavoro conferma il quadro di stabilità.
L’occupazione continua a crescere, seppur a ritmi decrescenti, dal +2,2% del 2024 al +0,6% del 2027, mentre il tasso di disoccupazione scende in modo costante dal 6,6% al 5,8%. Il costo del lavoro per dipendente aumenta attorno al 3% annuo, senza generare pressioni inflazionistiche, segnalando un equilibrio complessivo tra crescita salariale e sostenibilità per le imprese. Nel complesso, il quadro previsivo descrive un’economia italiana che entra in una fase di consolidamento, con una crescita meno intensa ma più equilibrata, sostenuta dalla domanda interna, dalla stabilità dei prezzi e da un mercato del lavoro in progressivo miglioramento, in grado di reggere un contesto internazionale più incerto e meno dinamico.
«I dati confermano che l’Italia sta attraversando una fase di crescita moderata ma solida, in un contesto internazionale tutt’altro che semplice. La tenuta dell’occupazione, il rafforzamento dei consumi e la normalizzazione dei prezzi, in particolare sul fronte energetico, indicano che le scelte di politica economica adottate finora hanno favorito un clima di maggiore fiducia per famiglie e imprese. La riduzione delle tensioni inflazionistiche e il miglioramento del mercato del lavoro sono risultati che non arrivano per caso, ma sono il frutto di una linea di responsabilità nei conti pubblici e di una gestione attenta delle fasi più delicate del ciclo economico. In questo senso, l’azione del governo ha contribuito a rafforzare la credibilità del Paese e a ridurre l’esposizione agli shock esterni. Questa fase di stabilizzazione rappresenta anche un’occasione da non sprecare. Proprio perché l’economia mostra segnali di equilibrio, riteniamo che sia il momento giusto per compiere uno sforzo aggiuntivo sul fronte del taglio delle tasse, in particolare a favore delle imprese e del lavoro. Una riduzione strutturale della pressione fiscale consentirebbe di trasformare una crescita ordinata in una crescita più robusta, sostenendo gli investimenti e rafforzando ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha avviato un percorso importante e ora è necessario consolidarlo, dando continuità alle riforme fiscali e intervenendo con decisione sul costo del lavoro. È da qui che passa la possibilità di rendere duratura la ripresa e di accompagnare il sistema produttivo italiano in una fase di sviluppo più competitivo e inclusivo» commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha rielaborato e analizzato le previsioni per il quadriennio fino al 2027 dell’Ufficio parlamentare di bilancio, il quadro macroeconomico restituisce l’immagine di un’economia italiana che ha progressivamente assorbito gli shock degli ultimi anni e che si avvia verso una fase di crescita moderata ma ordinata, caratterizzata da maggiore prevedibilità, da un miglior equilibrio tra domanda interna ed esterna e da un rafforzamento complessivo dei fondamentali. La dinamica del pil, che si attesta allo 0,7% nel 2024, rallenta allo 0,5% nel 2025 e torna poi a crescere allo 0,7% sia nel 2026 sia nel 2027, non segnala una debolezza strutturale, ma piuttosto l’ingresso in una fase di stabilizzazione dopo un ciclo eccezionalmente volatile. In un contesto internazionale in cui il commercio mondiale rallenta dal 4,4% del 2025 all’1,8% nel 2026, la capacità dell’economia italiana di mantenere una crescita positiva e costante rappresenta un elemento di resilienza non trascurabile.
A rafforzare questa lettura contribuisce la composizione della crescita. La domanda nazionale al netto delle scorte fornisce un contributo positivo al pil lungo tutto l’orizzonte previsivo, pari a 0,6 punti percentuali nel 2024, 1,0 nel 2025, 0,8 nel 2026 e 0,9 nel 2027. È un dato centrale, perché indica che la crescita non è affidata a fattori occasionali o a spinte esterne, ma poggia su una base interna relativamente solida. I consumi finali nazionali crescono in modo graduale ma continuo, passando dallo 0,6% del 2024 allo 0,5% del 2025, per poi accelerare allo 0,7% nel 2026 e allo 0,8% nel 2027. All’interno di questa dinamica, i consumi delle famiglie e delle istituzioni sociali private mostrano un profilo ancora più significativo, con una crescita che dallo 0,5% del 2024 sale allo 0,6% nel 2025, allo 0,9% nel 2026 e all’1,1% nel 2027, segnalando un recupero progressivo della capacità di spesa e della fiducia dei nuclei familiari.
La spesa della pubblica amministrazione, pur mantenendo un segno positivo fino al 2026, rallenta progressivamente, passando dall’1,0% del 2024 allo 0,3% del 2025 e allo 0,4% del 2026, per poi registrare una lieve flessione nel 2027 (-0,1%). Questo andamento contribuisce a delineare un quadro di maggiore disciplina della finanza pubblica, in cui il settore pubblico riduce gradualmente il proprio ruolo espansivo senza generare effetti recessivi, grazie alla tenuta della domanda privata.
Anche gli investimenti presentano un profilo complessivamente incoraggiante. Dopo una crescita contenuta nel 2024 (+0,5%), si registra un’accelerazione significativa nel 2025 (+2,8%), seguita da un assestamento su ritmi più moderati ma coerenti con una fase di maturità del ciclo, pari a +1,2% nel 2026 e +1,6% nel 2027. Questo andamento suggerisce che, esaurita la spinta degli incentivi straordinari, il sistema produttivo mantiene comunque una propensione a investire, favorita da condizioni energetiche e finanziarie progressivamente più stabili.
Il commercio estero si inserisce in questo quadro con un contributo più contenuto rispetto al passato. Le esportazioni di beni e servizi crescono dello 0,0% nel 2024, dell’1,4% nel 2025, dell’1,2% nel 2026 e dell’1,8% nel 2027, mentre le importazioni, dopo una contrazione nel 2024 (-0,4%), tornano a crescere nei tre anni successivi. Il contributo delle esportazioni nette al pil resta lievemente negativo, oscillando tra +0,1 e -0,4 punti percentuali, ma senza configurare squilibri rilevanti. In un contesto di rallentamento del commercio internazionale, questo dato va interpretato come il segnale di un’economia meno dipendente dall’estero e più orientata a una crescita equilibrata.
Un elemento di particolare rilevanza è rappresentato dall’evoluzione dei prezzi. Il progressivo calo delle quotazioni energetiche, con il prezzo del petrolio Brent che scende da 80,6 dollari al barile nel 2024 a 63,4 nel 2026 e 62,8 nel 2027, e il prezzo del gas naturale TTF che passa da 34,4 euro/MWh nel 2024 a 30,3 nel 2026 e 25,8 nel 2027, contribuisce in modo decisivo alla normalizzazione dell’inflazione. I deflatori mostrano dinamiche contenute e stabili: il deflatore dei consumi cresce tra l’1,5% e l’1,7%, quello del pil si mantiene tra l’1,8% e il 2,0%. Ne deriva una crescita del pil nominale pari al 2,7% nel 2024, 2,4% nel 2025, 2,5% nel 2026 e 2,7% nel 2027, un profilo che rafforza la sostenibilità dei conti pubblici e amplia i margini di manovra per la politica economica.
Il mercato del lavoro completa il quadro di stabilizzazione positiva. L’occupazione, misurata in unità di lavoro standard, continua a crescere, seppur a ritmi decrescenti, dal +2,2% del 2024 allo +0,6% del 2027. Parallelamente, il tasso di disoccupazione scende in modo costante dal 6,6% del 2024 al 5,8% del 2027, raggiungendo livelli tra i più bassi degli ultimi anni. Il costo del lavoro per dipendente cresce attorno al 3% annuo, senza innescare spirali inflazionistiche, segnalando un equilibrio complesso ma virtuoso tra tutela dei redditi e sostenibilità per le imprese.


- NEL 2025 500MILA NUOVE PARTITE IVA, TRA LE PERSONE FISICHE 7 SU 10 SCELGONO IL “FORFETTARIO” - 14 Febbraio 2026
- PNRR, 30 MILIARDI SLITTANO OLTRE IL 2026 E AIUTERANNO LA CRESCITA DEL PIL - 13 Febbraio 2026
- Milano Finanza – Credito alle imprese: timida risalita dopo il crollo, ma mancano ancora 41 miliardi rispetto al 2022. Il rapporto di Unimpresa - 13 Febbraio 2026





