La cerimonia svoltasi il 17 febbraio a Palazzo Borromeo, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, non è stata soltanto una ricorrenza protocollare. L’anniversario dei Patti Lateranensi e del successivo Concordato richiama una delle pagine più delicate della storia nazionale: il superamento della “Questione romana” e la definizione di un equilibrio tra Stato e Chiesa che ha segnato l’intero Novecento italiano.
I Patti del 1929 chiusero un conflitto aperto sin dall’Unità. Ma è con la revisione del 1984, dentro il quadro costituzionale repubblicano, che quel rapporto è stato ricondotto a una laicità matura, non polemica. Una laicità che non nega le radici cristiane del Paese, ma le riconosce come parte integrante della sua identità storica e culturale, senza trasformarle in privilegio confessionale.
La cultura cristiana, in Italia, non è un elemento accessorio. Ha modellato il paesaggio, il calendario civile, l’arte, la lingua, perfino il modo di concepire la persona e la comunità. Dalla centralità della dignità umana alla concezione solidaristica che ha influenzato l’elaborazione della stessa Costituzione, l’impronta cristiana è stata una delle matrici profonde del nostro ordinamento. Ricordarlo non significa confondere piani diversi, ma comprendere la trama lunga della storia.
La presenza congiunta delle massime cariche dello Stato e delle autorità vaticane ha restituito l’immagine di un rapporto stabilizzato, capace di attraversare stagioni politiche anche molto differenti. Non è sempre stato così. I decenni precedenti alla firma dei Patti furono segnati da incomprensioni, diffidenze, talvolta aperta ostilità. Il compromesso raggiunto nel 1929, e poi aggiornato nel 1984, fu il risultato di un lento processo di riconoscimento reciproco.
In questo senso, la cerimonia di Palazzo Borromeo ha avuto un significato che va oltre la memoria storica. In una fase in cui le identità religiose tornano al centro del dibattito europeo – talvolta come fattore di tensione – il modello italiano continua a proporre una via fondata sul dialogo istituzionale e sulla distinzione degli ordini. Stato e Chiesa non coincidono, ma non si ignorano.
La Repubblica italiana si è costruita anche su questo equilibrio. Un equilibrio che riconosce il valore pubblico della tradizione cristiana senza intaccare il principio di pluralismo. È forse questa la lezione più attuale dei Patti Lateranensi: la convivenza non nasce dalla rimozione delle radici, ma dalla loro composizione dentro un quadro condiviso di regole.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
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