Le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella davanti al corpo diplomatico hanno un peso che va oltre la circostanza formale. Definire l’uso — e persino la minaccia concreta — dell’arma nucleare come un crimine contro l’umanità significa rimettere al centro un principio che negli ultimi anni è stato pericolosamente eroso: l’esistenza di limiti invalicabili nel confronto tra Stati.
Per lungo tempo, il controllo della corsa agli armamenti aveva rappresentato uno dei pochi ambiti in cui la comunità internazionale era riuscita a costruire risultati condivisi. Trattati, intese e meccanismi di verifica avevano dato forma a un equilibrio imperfetto ma vitale, fondato sulla consapevolezza che alcune armi non potessero rientrare nella normale dialettica dei conflitti. Oggi quel patrimonio è messo in discussione, mentre il riferimento al nucleare torna a essere evocato come strumento di pressione politica.
Il passaggio centrale del discorso di Mattarella sta proprio qui. Non si limita a condannare l’eventualità dell’uso dell’arma atomica, ma ne denuncia la minaccia come atto già di per sé criminale. Perché introdurre il nucleare nel linguaggio dei conflitti significa alterarne la natura, trasformare la distruzione totale in ipotesi accettabile, rendere il ricatto una prassi. È una violenza che precede i fatti e colpisce l’umanità nel suo complesso.
Il Capo dello Stato richiama così una responsabilità che supera la logica della deterrenza. La sicurezza non può poggiare sull’annientamento potenziale, né sull’idea che la paura garantisca stabilità. La pace, se vuole essere credibile, richiede regole, autocontrollo e un linguaggio che non legittimi l’inaccettabile.
Il richiamo di Mattarella non risolve le crisi in corso, ma fissa una linea chiara. Ricorda che la civiltà internazionale si misura anche dalla capacità di dire no, senza ambiguità, a ciò che mette in discussione la sopravvivenza stessa dell’umanità. In un contesto segnato da riarmo e da parole sempre più dure, riaffermare questo principio non è retorica: è un atto di responsabilità.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
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