Sostegno convinto ai principi della direttiva europea sulla parità retributiva, ma con attenzione agli equilibri del tessuto produttivo italiano, composto in larga parte da micro e piccole imprese.
È questa la posizione espressa oggi dal consigliere nazionale di Unimpresa, Marco Pepe, in audizione al Senato dinanzi la Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato e previdenza sociale, sullo schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva (UE) 2023/970, finalizzata a rafforzare il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, attraverso meccanismi di trasparenza e strumenti applicativi.
Il consigliere nazionale di Unimpresa ha anzitutto manifestato «piena condivisione dei contenuti e dei principi» del provvedimento, definendolo «un passaggio di rilievo nelle relazioni industriali» e «un cambiamento culturale e organizzativo che richiederà non soltanto nuove regole, ma una evoluzione della mentalità aziendale».
Nel merito, Unimpresa ha indicato nell’articolo 4 il «perno centrale» del decreto, evidenziando come la nozione di «stesso lavoro e lavoro di pari valore trovi già un presidio nei sistemi di inquadramento previsti dai contratti collettivi nazionali, che assicurano in larga parte un impianto neutro rispetto al genere».
Di qui la richiesta di «mantenere la contrattazione collettiva quale strumento centrale nell’attuazione della riforma, valorizzando il ruolo delle parti sociali nella definizione delle componenti retributive e nel riordino, nei futuri rinnovi, delle differenze oggi esistenti tra figure apicali, profili tecnici e professionalità a minore qualificazione».
Sul piano tecnico, Pepe ha proposto di «integrare l’articolo 5, comma 1, specificando che le disposizioni si applichino anche a tutte le imprese, enti e cooperative abilitate all’intermediazione e alla somministrazione di lavoro e iscritte all’albo ministeriale ai sensi del decreto legislativo 276/2003».
Apprezzamento è stato espresso per l’articolo 6, comma 3, che «rende facoltativa per le imprese sotto i 50 dipendenti la messa a disposizione dei criteri di progressione economica, misura ritenuta coerente con l’esigenza di alleggerire gli oneri amministrativi ed economici delle micro e piccole imprese».
Particolare attenzione è stata dedicata all’articolo 7, comma 8, relativo alla raccolta e gestione dei dati retributivi. Unimpresa ha ricordato che «il sistema produttivo italiano è composto in larga prevalenza da imprese con meno di 50 dipendenti e che le microimprese sotto i 10 addetti sono oltre 4 milioni, rappresentano circa il 43% dell’occupazione totale e generano un fatturato medio annuo intorno ai 2 milioni di euro. In queste realtà, è stato evidenziato, il capitale umano costituisce l’asset principale e un’eventuale diffusione non controllata dei dati potrebbe incidere sui rapporti diretti tra datore di lavoro e lavoratori, con effetti potenzialmente negativi su produttività e stabilità occupazionale.
Per questo motivo, l’associazione ha invitato a definire con attenzione, nei decreti attuativi previsti dall’articolo 9, modalità di gestione e tutela delle informazioni». Sempre in riferimento all’articolo 7, è stata proposta un’integrazione al comma 2 «per consentire alle aziende prive di rete intranet di adempiere agli obblighi informativi attraverso modalità alternative di comunicazione riservata».
Infine, con riguardo all’articolo 11, Unimpresa «ha segnalato il rischio di un possibile incremento del contenzioso», osservando che mentre Ispettorato nazionale del lavoro e organismi di parità operano in posizione di terzietà, le rappresentanze sindacali aziendali intrattengono un rapporto diretto con i lavoratori. Di qui la proposta di «prevedere un coinvolgimento della Rsu o Rsa in un momento successivo, su convocazione dell’Ispettorato o dell’organismo di parità in caso di divulgazione delle informazioni».
Apprezzamento, in conclusione, per «l’istituzione dell’organismo di monitoraggio previsto dall’articolo 14, comma 4, con l’auspicio che possano parteciparvi tutte le componenti sociali, in un’ottica di dialogo e responsabilità condivisa».
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