«L’operazione annunciata da Intesa Sanpaolo e Unipol su Banca Monte dei Paschi di Siena è una notizia positiva per il sistema economico italiano e, in particolare, per le piccole e medie imprese che di quel sistema hanno bisogno per crescere e competere. Siamo di fronte a un riassetto di portata storica, che non riguarda solo l’architettura del credito ma tocca un tema di sovranità economica che ha molto a che fare con il futuro del Paese». Lo dichiara il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.
«Il primo punto qualificante è la messa in sicurezza del risparmio degli italiani custodito in Generali. Il Leone di Trieste è la cassaforte assicurativa della nazione: milioni di famiglie, milioni di lavoratori vi hanno riposto una quota significativa dei propri risparmi e delle proprie aspettative previdenziali. Che la quota strategica in Generali resti saldamente in mani italiane — con Intesa che attraverso Mediobanca consolida un presidio di oltre il tredici per cento — è un risultato che va ben oltre la logica industriale di un’acquisizione bancaria. È una scelta di sistema, coerente con l’interesse nazionale. Il secondo elemento che guardiamo con favore è la creazione di un secondo polo bancario italiano pienamente domestico. La combinazione tra Unipol, Bper e il marchio storico di Monte dei Paschi darebbe vita a un operatore con oltre duemila seicento sportelli e una raccolta di dimensioni rilevanti: uno strumento che può effettivamente servire i territori, alimentare il credito alle imprese, ridurre la dipendenza da operatori stranieri. In un momento in cui la competizione globale si fa più aspra e l’integrazione finanziaria europea impone scala, avere campioni nazionali radicati nel tessuto produttivo è una condizione necessaria, non una nostalgia. Diciamo con chiarezza ciò che pensiamo: ogni volta che una banca italiana o un’istituzione assicurativa italiana scivola sotto il controllo di capitali stranieri, si erode un pezzo della capacità di indirizzo del risparmio verso l’economia reale del Paese. Il risiko bancario in corso va dunque valutato non solo con gli occhiali dell’analista finanziario, ma con quelli di chi guida un’impresa, ha bisogno di una filiale di fiducia, di un direttore che conosca il territorio, di una banca che non risponda a logiche lontane migliaia di chilometri. Da questo punto di vista, l’operazione Intesa–Unipol va nella direzione giusta» aggiunge il presidente di Unimpresa.





