Scatta l’obbligo di copertura assicurativa contro i rischi catastrofali per le PMI, con un impatto economico rilevante sui bilanci aziendali. Il premio medio annuo si colloca tra 1.500 e 3.000 euro per impresa, per un costo complessivo tra 6 e 10 miliardi di euro l’anno. Nel dettaglio, le microimprese sosterranno un costo compreso tra 400 e 1.200 euro annui (0,05%-0,15% del fatturato), le piccole imprese tra 2.000 e 8.000 euro (fino allo 0,20%), mentre per le medie imprese il premio potrà oscillare tra 10.000 e 40.000 euro. A incidere in modo significativo sono il settore e la localizzazione: per l’industria i costi risultano più alti del 20-40%, mentre nelle aree a maggiore rischio sismico o idrogeologico i premi possono salire fino al 50%.
È quanto calcola il Centro studi di Unimpresa, secondo cui la misura, pur rafforzando la resilienza del sistema e riducendo il ricorso agli interventi pubblici ex post, introduce una nuova voce di costo per circa 4 milioni di imprese, con effetti differenziati tra territori e comparti produttivi.
«L’introduzione dell’obbligo di copertura assicurativa contro i rischi catastrofali rappresenta un passaggio comprensibile, se letto nella prospettiva di rafforzare la resilienza complessiva del sistema economico e di rendere più sostenibile nel tempo l’intervento pubblico in caso di emergenze. È un cambio di impostazione che va nella direzione di una maggiore responsabilizzazione, ma che non può essere scaricato interamente sulle spalle delle imprese. I numeri ci dicono che il costo complessivo per il tessuto produttivo può arrivare fino a 10 miliardi di euro l’anno, con un impatto particolarmente significativo per le realtà di minori dimensioni e per quelle localizzate nei territori più esposti. In questa fase, segnata da margini ancora compressi e da un contesto internazionale incerto, è necessario evitare che un intervento nato con finalità condivisibili si trasformi in un ulteriore elemento di pressione. Serve quindi un approccio equilibrato: da un lato, accompagnare l’obbligo con strumenti di incentivo e meccanismi di gradualità; dall’altro, accelerare gli investimenti sulla prevenzione e sulla messa in sicurezza del territorio. Solo così sarà possibile trasformare un costo in un’opportunità, rafforzando davvero la capacità delle imprese di affrontare gli shock e contribuendo a una crescita più solida e sostenibile» commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, l’entrata in vigore dell’obbligo di copertura assicurativa contro i rischi catastrofali per le piccole e medie imprese introduce nel sistema produttivo italiano una trasformazione che ha un impatto economico immediato e, al tempo stesso, una valenza strutturale nel medio periodo. Per la prima volta in modo sistematico, il costo del rischio legato a eventi estremi – terremoti, alluvioni, frane – viene internalizzato nei bilanci aziendali, determinando una nuova componente di spesa che, secondo le prime stime, si colloca su livelli tutt’altro che marginali. Le simulazioni basate sui valori medi di mercato indicano che una microimpresa, con un patrimonio assicurabile compreso tra 200.000 e 500.000 euro, si troverà a sostenere un premio annuo generalmente compreso tra 400 e 1.200 euro. In termini percentuali, l’incidenza sul fatturato si colloca in una fascia tra lo 0,05% e lo 0,15%, apparentemente contenuta ma significativa per realtà caratterizzate da margini operativi ridotti e forte esposizione ai costi fissi. Per le piccole imprese, con asset produttivi tra 1 e 5 milioni di euro, il costo cresce sensibilmente e si posiziona in un intervallo compreso tra 2.000 e 8.000 euro annui, con un’incidenza che può salire fino allo 0,20% del fatturato. Il salto più rilevante si osserva tuttavia nella fascia delle medie imprese, dove, a fronte di beni assicurati tra 5 e 20 milioni di euro, i premi possono oscillare tra 10.000 e 40.000 euro all’anno, arrivando in alcuni casi a superare tali soglie in presenza di elevata esposizione al rischio.
A questi valori si sommano differenze significative legate al settore di attività. Le imprese manifatturiere e industriali, per effetto dell’elevata intensità di capitale fisico e della concentrazione di impianti e macchinari, registrano premi mediamente superiori del 20-40% rispetto ai valori standard. All’opposto, le attività del commercio e dei servizi, caratterizzate da una minore esposizione patrimoniale, tendono a collocarsi nella parte bassa delle stime. Il comparto logistico si posiziona su livelli intermedi ma con punte elevate nei grandi hub, mentre l’agricoltura presenta un quadro più articolato, con costi spesso elevati ma in parte compensati da strumenti pubblici e regimi di sostegno già esistenti. La variabile territoriale rappresenta tuttavia il principale fattore di differenziazione. In presenza di elevato rischio sismico o idrogeologico, i premi possono risultare più alti fino al 50% rispetto alla media nazionale, mentre nelle aree meno esposte si registrano riduzioni comprese tra il 20% e il 30%. Questo elemento introduce un evidente squilibrio competitivo tra territori, penalizzando ulteriormente le imprese localizzate in aree già fragili sotto il profilo infrastrutturale e ambientale. Considerando una platea di circa quattro milioni di pmi, il premio medio ponderato può essere stimato tra 1.500 e 3.000 euro annui per impresa. Ne deriva un costo complessivo per il sistema produttivo italiano compreso tra i 6 e i 10 miliardi di euro all’anno, una cifra che assume un peso rilevante se inserita nel contesto attuale, caratterizzato da condizioni finanziarie ancora restrittive, costi energetici elevati e una domanda interna in fase di consolidamento.
Dal punto di vista macroeconomico, l’introduzione dell’obbligo assicurativo risponde a una logica di riequilibrio tra settore pubblico e privato nella gestione dei rischi. L’Italia è uno dei Paesi europei più esposti agli eventi naturali e, storicamente, ha fatto ricorso in misura significativa a interventi pubblici ex post, con effetti rilevanti sui conti dello Stato. Il trasferimento del rischio al mercato assicurativo consente, almeno in teoria, di ridurre l’imprevedibilità della spesa pubblica e di costruire un sistema più sostenibile nel lungo periodo. Resta tuttavia il nodo della sostenibilità microeconomica per le imprese. In particolare per le realtà di minori dimensioni, l’introduzione di un costo aggiuntivo compreso tra alcune centinaia e alcune migliaia di euro annui rischia di comprimere ulteriormente la redditività, soprattutto in assenza di adeguati incentivi o meccanismi di gradualità. Il rischio è che la misura venga percepita come un onere imposto, più che come uno strumento di protezione, in un contesto in cui la cultura assicurativa resta ancora limitata. In questa prospettiva, la vera efficacia dell’obbligo dipenderà dalla capacità di accompagnarlo con politiche di prevenzione, investimenti nella messa in sicurezza del territorio e strumenti di sostegno calibrati sulle diverse tipologie di impresa. Solo in presenza di questo equilibrio sarà possibile trasformare un costo inevitabile in un fattore di stabilità e resilienza per l’intero sistema economico.





