La terza esclusione consecutiva dai Mondiali non è più una coincidenza né un incidente di percorso. È un segnale. La sconfitta ai rigori contro la Bosnia è diventata in poche ore qualcosa di più di una partita persa: uno psicodramma collettivo, amplificato dai social, che ha riportato a galla un disagio profondo. Non riguarda solo la Nazionale. Riguarda l’intero sistema-calcio.
Le polemiche arbitrali, l’espulsione di Bastoni, la rabbia immediata sono il riflesso più visibile. Ma sotto c’è altro. C’è la sensazione, sempre più diffusa, che il calcio italiano abbia perso direzione. Non si tratta solo di risultati, ma di un modello che non produce più qualità, né identità, né prospettiva.
Il bersaglio diventa inevitabilmente la federazione. È fisiologico. Ma fermarsi al vertice rischia di essere una semplificazione. Perché il problema non nasce oggi e non nasce solo nelle stanze dei dirigenti.
Il calcio, oggi, è una grande industria. Muove miliardi, genera occupazione, influenza interi territori. E come tutte le industrie deve essere gestito con visione, competenze, pianificazione. Non può vivere di improvvisazione, né di rendite di posizione. Quando questo accade, il declino diventa inevitabile.
In Italia, negli ultimi anni, si è spesso preferito inseguire il risultato immediato invece di costruire valore nel tempo. Si è investito poco nei vivai, si è dato spazio limitato ai giovani, si è perso il legame tra formazione e prima squadra. È una scelta che, sul breve periodo, può sembrare razionale. Sul lungo, si paga.
Ripartire dal basso non è uno slogan. È una necessità industriale prima ancora che sportiva. Significa tornare a considerare i settori giovanili come il cuore del sistema, non come un costo. Significa creare percorsi chiari, investire nella formazione degli allenatori, dare ai ragazzi la possibilità concreta di crescere e sbagliare.
Un’industria che non investe nel proprio capitale umano è destinata a perdere competitività. Il calcio non fa eccezione. Anzi, ne è un esempio evidente. Le grandi scuole europee che oggi dominano hanno costruito nel tempo un sistema coerente, in cui i giovani sono una risorsa strategica, non un ripiego.
La rabbia che si vede sui social non è solo frustrazione. È la percezione che si sia arrivati a un punto di non ritorno. Tre esclusioni consecutive dai Mondiali non sono una parentesi. Sono il risultato di un modello che non funziona più.
Per questo serve una rifondazione vera. Non un cambio di facciata, ma una revisione profonda. Il calcio italiano ha bisogno di tornare a pensarsi come sistema, come industria, come progetto. E ogni progetto serio parte dalle fondamenta.
Le fondamenta, in questo caso, sono i giovani. Dove si formano i giocatori. Ma anche dove si costruisce il futuro.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.