
di Mariagrazia Lupo Albore, Direttore generale Unimpresa
La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha aperto ieri a Roma la VII Conferenza Nazionale sulle Dipendenze, un appuntamento che mancava da troppo tempo nel dibattito pubblico. L’evento, ospitato all’Auditorium della Tecnica, ha riunito ministri, amministratori e rappresentanti del terzo settore per discutere di prevenzione, cura e reinserimento. Un’occasione importante, che riporta al centro un tema spesso dimenticato, finché non si trasforma in emergenza.
Meloni ha parlato con toni sinceri della necessità di “rafforzare la prevenzione e il sostegno alle persone in difficoltà”. Parole condivisibili, soprattutto in un Paese dove le dipendenze non sono più soltanto quelle tradizionali — dall’alcol o dalle droghe — ma anche quelle digitali, affettive, da gioco, da consumo. Una moltiplicazione dei rischi che chiede nuove strategie, nuove alleanze tra istituzioni e società civile, nuove risposte educative.
Ma le parole, pur giuste, non bastano. La realtà è che in Italia la rete dei servizi territoriali resta diseguale: mancano risorse, personale, centri di ascolto. Le famiglie, spesso lasciate sole, affrontano drammi complessi con mezzi inadeguati. La scuola, che dovrebbe essere la prima frontiera della prevenzione, è ancora priva di strumenti e formazione. E il terzo settore, che pure supplisce con generosità, non può continuare a colmare da solo i vuoti dello Stato.
Le dipendenze non sono solo una questione sanitaria, ma sociale, culturale e generazionale. Raccontano un disagio diffuso, un senso di solitudine che attraversa soprattutto i più giovani, in un’epoca iperconnessa e paradossalmente isolante. Dietro ogni dipendenza c’è un vuoto di relazioni, di fiducia, di comunità.
Il merito della Conferenza è quello di aver riacceso l’attenzione su questo terreno fragile. Ora serve una visione stabile, non una fiammata episodica. Servono politiche coordinate tra sanità, istruzione, giustizia e welfare. Serve un investimento serio sulla prevenzione, che costi meno e salvi di più.
Meloni ha promesso impegno e continuità. È un segnale importante, da accogliere con rispetto e con speranza. Ma sarà il bilancio dello Stato, non quello delle parole, a dirci se davvero la lotta alle dipendenze tornerà a essere una priorità nazionale. Perché su certi temi non bastano le dichiarazioni: servono scelte, responsabilità e una politica capace di ascoltare, non solo di parlare.
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