
di Mariagrazia Lupo Albore, Direttore generale Unimpresa
C’è una nuova forma di inflazione, più subdola e silenziosa, che non passa dalle statistiche ma dagli scaffali dei supermercati. Si chiama shrinkflation: le confezioni si rimpiccioliscono, i prezzi restano gli stessi. Un fenomeno che, secondo l’istituto SWG, è ormai chiaramente percepito dall’81% degli italiani, soprattutto nei prodotti di uso quotidiano — quelli per la colazione, la pulizia della casa, gli snack, i cosmetici.
È una pratica che colpisce la fiducia prima ancora del portafoglio. Il consumatore si sente ingannato, tradito da un sistema che gioca sull’abitudine, sulla fretta, sulla distrazione. In molti casi, le aziende si difendono ricordando l’aumento dei costi energetici e delle materie prime. Ma la trasparenza dovrebbe essere il minimo sindacale di un mercato sano. Se il prodotto cambia, il cittadino ha diritto di saperlo.
La ricerca mostra che quasi nove italiani su dieci chiedono etichette più chiare e norme più severe. E hanno ragione. La fiducia del consumatore è un bene pubblico: una volta incrinata, si ricostruisce con fatica. Il fatto che il 37% dichiari di sentirsi “tradito” e di cercare alternative dimostra che la lealtà verso i marchi non è infinita. Anche la reputazione, come la qualità, può ridursi di grammo in grammo.
Il problema, però, non riguarda solo il rapporto tra imprese e consumatori. È un tema sociale, culturale, quasi etico. La shrinkflation è la metafora di un’epoca in cui tutto sembra “un po’ meno” di prima: meno quantità, meno chiarezza, meno fiducia. È il segno di una società che si abitua a ricevere meno pagando uguale, e che accetta come inevitabile ciò che invece andrebbe discusso e regolato.
In un periodo in cui i redditi reali si riducono e la vita quotidiana diventa più cara, la trasparenza dovrebbe essere una priorità politica. Non basta misurare l’inflazione: bisogna misurare la fiducia. E ogni piccolo inganno nei supermercati diventa un grande passo indietro nel patto tra economia e cittadini.
Le aziende più avvedute lo hanno capito: la sostenibilità non è solo ambientale, ma anche morale. Chi riduce le confezioni dovrebbe avere il coraggio di dirlo. È una questione di rispetto, non di marketing.
Perché la shrinkflation non è solo una questione di grammi in meno. È un segnale di fiducia in meno. E in un Paese dove la fiducia è già una risorsa scarsa, il rischio è che, a furia di togliere un po’ alla volta, non resti più nulla da pesare.
- La cucina italiana, un patrimonio che parla di noi - 11 Dicembre 2025
- La Fiamma Olimpica e il Paese che vuole riconoscersi - 9 Dicembre 2025
- La violenza digitale e il vuoto dell’educazione - 30 Novembre 2025


