
di Paolo Longobardi, Presidente di Unimpresa
Il vertice intergovernativo tra Italia e Germania, ospitato a Roma nella cornice di Villa Doria Pamphilj, va letto per ciò che rappresenta più che per l’elenco degli accordi firmati. Non è stato un semplice esercizio di cooperazione bilaterale, ma il segnale di una consapevolezza che torna a farsi strada in Europa: senza l’asse tra Roma e Berlino, la costruzione di una strategia comune resta fragile.
La presenza congiunta di undici ministri italiani e dieci tedeschi attorno allo stesso tavolo, sotto la co-presidenza di Giorgia Meloni e Friedrich Merz, racconta una volontà politica precisa. Sicurezza, difesa, energia, competitività: i dossier affrontati non sono tecnici, ma strutturali. Parlano del posto che l’Europa intende occupare in un mondo più instabile, più competitivo, meno indulgente verso le ambiguità.
Il richiamo al sostegno all’Ucraina e al rafforzamento della difesa europea assume un significato particolare in una fase in cui le certezze transatlantiche appaiono meno solide. Italia e Germania riconoscono che la sicurezza non può più essere data per scontata e che l’autonomia europea non è uno slogan, ma un processo che richiede investimenti, coordinamento e scelte politiche non sempre comode.
Accanto alla dimensione geopolitica, il vertice ha rimesso al centro la questione della competitività. Il Business Forum Italia-Germania, con oltre cinquecento imprese coinvolte, non è stato un evento collaterale, ma parte integrante del messaggio. Senza un sistema produttivo forte, capace di innovare e di reggere la concorrenza globale, ogni strategia di sicurezza o di politica estera resta incompleta. Industria, energia, catene del valore e relazioni con gli Stati Uniti sono tasselli dello stesso mosaico.
Il confronto avviato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani con i suoi omologhi tedeschi sui rapporti Ue-Usa e sulla competitività europea conferma un dato: l’Europa non può permettersi di essere solo un mercato regolato, deve tornare a essere un attore industriale e strategico. Italia e Germania, con le loro differenze e i loro interessi talvolta divergenti, restano indispensabili l’una all’altra per dare sostanza a questa ambizione.
Questo vertice non risolve le contraddizioni europee, né potrebbe farlo. Ma indica una direzione: quella di un’Europa che prova a ricomporsi partendo dai suoi pilastri storici. Quando Roma e Berlino dialogano in modo strutturato, l’Unione guadagna tempo e credibilità. Quando si allontanano, le fratture diventano sistemiche.
La sfida ora è la continuità. Trasformare gli accordi in politiche, le dichiarazioni in risultati, la cooperazione bilaterale in leva per rafforzare l’insieme europeo. In un contesto globale che non concede pause, Italia e Germania hanno ricordato che la competitività e la sicurezza non sono alternative, ma due facce della stessa responsabilità.
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