di Mariagrazia Lupo Albore, Direttore generale Unimpresa
C’è un dato che nessun indicatore macroeconomico può più ignorare: l’Italia è un Paese che invecchia. Secondo le ultime proiezioni, entro il 2050 oltre un terzo della popolazione italiana avrà più di 65 anni. Già oggi il nostro Paese ha una delle età medie più alte d’Europa, con un indice di vecchiaia superiore a 180. È una dinamica demografica strutturale, non episodica. E non si contrasta solo con incentivi alla natalità – pur importanti – ma con una profonda revisione delle politiche pubbliche. L’invecchiamento della popolazione impone una riflessione seria sulla sostenibilità del nostro welfare: sanità, previdenza, assistenza. I costi aumentano, mentre la base contributiva si restringe. Le imprese, soprattutto quelle piccole e medie, si trovano strette tra l’urgenza di garantire produttività e la necessità di gestire un mercato del lavoro che cambia: più lavoratori anziani, più malattie croniche, più necessità di conciliazione tra vita e lavoro.
Non possiamo più permetterci una visione passiva. È il momento di costruire un nuovo patto sociale che veda coinvolti cittadini, Stato e imprese in modo corresponsabile. In questo scenario, le pmi italiane – che rappresentano oltre il 90% del nostro tessuto produttivo – possono e devono essere parte della soluzione. Come? Con politiche aziendali attente al benessere dei lavoratori maturi, investendo in prevenzione e salute in azienda, valorizzando l’esperienza con percorsi di mentoring intergenerazionale. Ma anche innovando i modelli organizzativi: il part-time verticale, lo smart working per over 60, i fondi di previdenza complementare condivisi possono diventare strumenti concreti per un welfare più inclusivo e sostenibile.
Tuttavia, servono politiche pubbliche che accompagnino questo sforzo. Chiediamo al governo e al Parlamento di avviare una riforma strutturale del sistema pensionistico che premi la flessibilità in uscita e introduca incentivi per le imprese che assumono o trattengono lavoratori senior. Serve inoltre rafforzare l’integrazione tra sanità territoriale e imprese, specialmente nelle aree interne e nel Mezzogiorno, dove il sistema pubblico è più fragile e la domanda di assistenza cresce rapidamente.
Occorre anche un cambio di narrazione: l’età non può più essere vista solo come un fattore di fragilità, ma come una risorsa. L’Italia ha milioni di persone over 65 attive, competenti, desiderose di continuare a contribuire. Dobbiamo saperle coinvolgere. L’economia non vive nel vuoto. L’invecchiamento non è solo una sfida demografica, ma una sfida industriale, fiscale, culturale. E la risposta non può arrivare solo dallo Stato. Noi, come Unimpresa, siamo pronti a proporre soluzioni, ad ascoltare i nostri associati, a costruire ponti tra impresa e società. Perché la sostenibilità del welfare non si misura solo nei bilanci pubblici, ma nella capacità di un Paese di prendersi cura della sua comunità, a tutte le età.





