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Inflazione ai minimi dal 2010

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I rincari dei prezzi rallentano sia in Italia che nel resto dell’Eurozona. A febbraio, secondo i dati Istat dell’indice Nic – che include i tabacchi -, l’inflazione italiana è stimata in rialzo dello 0,1% mensile e dell’1,9% annuo. Quest’ultima variazione rappresenta il minimo dal dicembre del 2010; a gennaio i prezzi erano aumentati del 2,2%. L’ulteriore rallentamento, il quinto consecutivo, secondo Istat è dovuto in parte alla frenata dei prezzi degli alimentari non lavorati. I prodotti ad alta frequenza di acquisto, il cosiddetto “carrello della spesa”, però, mostrano un rialzo dello 0,4% su mese e del 2,4% su anno, secondo le previsioni. Si tratta comunque di un rallentamento rispetto al +2,7% gennaio, e anche in questo caso è un dato ai minimi dal dicembre 2010. Per l’intero 2013, l’inflazione acquisita dell’Istituto di Statistica è dello 0,8%. Come accennato, anche a livello di Eurozona febbraio ha segnato una frenata dei prezzi: l’inflazione è vista all’1,8%, in calo dal 2% di gennaio, secondo la stima flash di Eurostat. Guardando ai principali componenti del dato, i prezzi dell’energia sono attesi in aumento del 4% dal 3,9% di gennaio, il tasso annuo più alto in febbraio. In rialzo del 2,7% dal 3,2% di gennaio i prezzi di alimentari, alcol e tabacco, sempre a +1,6% quelli dei servizi e in linea col mese precedente a +0,8% quelli dei beni industriali non energetici. Tornando all’Italia, un contributo al contenimento dell’inflazione proviene anche dal calo congiunturale dei prezzi dei servizi relativi alle comunicazioni (-4,2%), per i quali si registra una flessione di pari entità in termini tendenziali. A febbraio l’inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, scende all’1,5% (era +1,7% a gennaio). Al netto dei soli beni energetici, la crescita tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo mostra un netto rallentamento, passando all’1,5% dall’1,8% del mese precedente. Rispetto a febbraio 2012, il tasso di crescita dei prezzi dei beni scende al 2%, dal 2,3% di gennaio, e quello dei prezzi dei servizi si porta all’1,7% (era +2,1% nel mese precedente). Il differenziale inflazionistico tra beni e servizi si amplia quindi di un decimo di punto percentuale rispetto a gennaio. Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) diminuisce su base mensile dello 0,2% e aumenta su base annua del 2,0% (dal 2,4% di gennaio). L’ulteriore flessione congiunturale è in larga parte dovuta, analogamente a gennaio, alla dinamica dei saldi stagionali dell’abbigliamento e calzature di cui l’indice Nic non tiene conto.