«Il testo del ddl bilancio presenta ancora ampi margini di miglioramento, soprattutto per quanto riguarda il sostegno concreto alle piccole e medie imprese, che costituiscono la vera spina dorsale del sistema produttivo italiano. Auspichiamo che l’esame parlamentare diventi l’occasione per un rafforzamento significativo delle misure dedicate alle pmi. Pur apprezzando alcuni interventi previsti, come la maggiorazione dell’ammortamento per gli investimenti in beni strumentali e la proroga del credito d’imposta ZES unica, riteniamo che le risorse stanziate siano ancora insufficienti rispetto alle sfide che le nostre imprese devono affrontare quotidianamente». Lo dichiara il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.
«Siamo consapevoli dei vincoli di bilancio e degli obiettivi di finanza pubblica che il governo deve rispettare nel quadro delle nuove regole europee. Tuttavia, riteniamo che un maggiore investimento sulle pmi non sia una spesa, ma un investimento strategico sul futuro del Paese. Le piccole e medie imprese generano oltre il 60% dell’occupazione e rappresentano il 40% del pil nazionale: sostenerle significa sostenere la crescita e la stabilità sociale dell’intero sistema Italia. L’esame parlamentare della legge di bilancio deve rappresentare un momento di confronto costruttivo, nel quale raccogliere le istanze del mondo produttivo e tradurle in misure concrete ed efficaci. Unimpresa è pronta a collaborare con tutte le forze politiche per migliorare il testo, nell’interesse delle imprese e del Paese. Confidiamo che maggioranza e opposizione sappiano lavorare insieme sui temi dello sviluppo economico, mettendo da parte le divisioni quando si tratta di difendere il nostro tessuto produttivo. Le pmi italiane hanno dimostrato, anche nei momenti più difficili, una straordinaria capacità di resilienza e innovazione. È compito della politica creare le condizioni perché questa energia imprenditoriale possa esprimersi al meglio. Nei prossimi mesi saremo impegnati in un’intensa attività di confronto con parlamentari e Governo, presentando proposte emendative puntuali e documentate. Il nostro obiettivo è che la legge di bilancio che uscirà dall’esame parlamentare contenga misure più incisive per le pmi, perché solo così potremo affrontare con fiducia le sfide del futuro e contribuire alla crescita sostenibile del nostro Paese» aggiunge Longobardi.
Unimpresa, in particolare, chiede al Parlamento di intervenire su alcuni punti cruciali.
Sul fronte fiscale, è necessario ampliare ulteriormente la platea delle imprese che possono beneficiare delle agevolazioni. La riduzione dell’aliquota Ipref dal 35% al 33% per le persone fisiche è un segnale positivo, ma serve un alleggerimento più consistente del carico tributario complessivo per le pmi, che ancora sopportano un peso fiscale tra i più elevati d’Europa.
Per quanto riguarda gli investimenti, la maggiorazione degli ammortamenti prevista dall’articolo 94 va nella direzione giusta, ma i limiti di spesa andrebbero rivisti al rialzo. Le nostre imprese hanno bisogno di investire massicciamente in digitalizzazione, transizione ecologica e innovazione tecnologica per restare competitive. Il 180% di maggiorazione per investimenti fino a 2,5 milioni di euro è un buon inizio, ma occorre estendere questa misura anche a soglie superiori e semplificare drasticamente le procedure di accesso.
Sul credito d’imposta per la Zes unica, pur apprezzando la proroga fino al 2028, chiediamo che vengano incrementate le risorse disponibili e semplificate le modalità di fruizione. Le attuali dotazioni rischiano di essere insufficienti rispetto alla domanda potenziale, vanificando così un importante strumento di riequilibrio territoriale.
In materia di liquidità e accesso al credito, il rifinanziamento del Fondo di garanzia per le pmi è positivo, ma serve un impegno ancora più deciso. Proponiamo di portare il limite massimo di impegni da 140 a 200 miliardi di euro, per garantire una copertura adeguata alle esigenze di un tessuto imprenditoriale che deve fronteggiare incertezze geopolitiche, volatilità dei mercati e costi energetici ancora elevati.
Sul fronte del lavoro, condividiamo l’impostazione degli esoneri contributivi per l’assunzione di giovani e donne, ma riteniamo che vadano estesi anche ad altre categorie e che le risorse stanziate siano congrue rispetto agli obiettivi occupazionali dichiarati. Le pmi hanno difficoltà crescenti nel reperire personale qualificato: serve un piano organico che combini incentivi all’assunzione, formazione e semplificazione burocratica.
Sulla burocrazia, chiediamo al Parlamento un impegno concreto per inserire nella legge di bilancio misure di semplificazione amministrativa. Troppo spesso le nostre imprese devono rinunciare a incentivi e agevolazioni perché l’accesso è troppo complesso o i tempi di risposta delle amministrazioni sono incompatibili con le dinamiche di mercato. Serve una ‘fast track’ per le pmi, con procedure standardizzate e digitalizzate.
In tema di energia, pur apprezzando gli interventi per la transizione ecologica, riteniamo insufficienti le misure per contenere i costi energetici delle imprese. Il differenziale di prezzo rispetto ai principali competitor europei continua a penalizzare la nostra competitività. Chiediamo l’istituzione di un fondo specifico per sostenere le PMI nella riduzione della bolletta energetica, attraverso investimenti in efficienza e autoproduzione.
Per il Made in Italy, gli stanziamenti previsti per l’internazionalizzazione vanno rafforzati. Le nostre eccellenze produttive hanno bisogno di maggiore supporto per presidiare i mercati internazionali, anche attraverso il potenziamento della rete Ice e l’ampliamento dei programmi di temporary export manager.
Sul fronte della ricerca e innovazione, chiediamo che vengano incrementate le risorse del Fondo per la programmazione della ricerca e che si introducano meccanismi più efficaci per favorire il trasferimento tecnologico verso le pmi. La collaborazione tra università, centri di ricerca e piccole imprese deve diventare più fluida e incentivata.
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