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Fisco: Unimpresa, il contante ha sostenuto l’economia durante la crisi

La circolazione del denaro contante durante la crisi e la recessione ha contribuito a sostenere l’economia italiana, ma il governo va nella direzione opposta gettando un’ombra sulla ripresa. Le recenti misure annunciate nell’ambito della manovra sui conti pubblici per il 2020 – che incentivano l’uso di mezzi di pagamento elettronici e aumentano i controlli fiscali dando la sensazione ai contribuenti di essere sostanzialmente spiati – mirano a sfavorire drasticamente, infatti, l’utilizzo del cash. Tali interventi, pertanto, corrono seriamente il rischio di ridurre i consumi delle famiglie e dei cittadini con enormi ripercussioni per la ripresa economica che stenta a irrobustirsi. È quanto segnala il Centro studi di Unimpresa in un documento di analisi, in corso di preparazione, relativo alla manovra sui conti pubblici per il 2020. Secondo il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora, «per la tracciabilità esasperata dei pagamenti dei cittadini si pone più di un dubbio di costituzionalità. C’è da chiedersi, infatti, se la libertà, a tutti i livelli, garantita dalla Legge fondamentale dello Stato, non sia calpestata da una norma che, al contrario, sembra limitare drasticamente le scelte degli individui».

Secondo il Centro studi dell’associazione, uno degli elementi da tenere in considerazione, nel valutare le misure allo studio del governo, è relativo alla diffusione degli strumenti elettronici di pagamento: transazioni digitali e utilizzo del denaro di plastica non sono ancora capillarmente diffusi sul territorio italiano e nella popolazione esistono disomogeneità vistose specie per quanto riguarda l’aspetto anagrafico. Si profila, quindi, un fallimento dell’intervento e un mancato raggiungimento dell’obiettivo, quello del recupero di gettito fiscale evaso, con un effetto collaterale ovvero scoraggiare spesa e investimenti. Per quanto riguarda i profili di incostituzionalità, va preso in considerazione il principio relativo alla libertà di circolazione oltre alla norma (articolo 3) che impone alla «Repubblica» il «compito» di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

La circolazione del denaro contante, spiega ancora Unimpresa, viene sempre associata tout court al nero e al sommerso oltre che alle varie economie criminali. Si tratta di una generalizzazione estrema capace di confondere fenomeni tra loro assai differenti: da un lato esistono forme illegali di economia, che vanno sempre combattute; dall’altro si configurano situazioni di sopravvivenza e necessità, che vanno affrontate con altri tipi di intervento dalla riduzione del carico fiscale e contributivo alla semplificazione burocratica. «Solo così si può creare nuova occupazione e quindi aggredire tutte le forme di lavoro irregolare» aggiunge Spadafora.