Per quasi quarant’anni, il consenso di Washington ha funzionato come la grammatica implicita dell’economia globale. Privatizzazioni, deregolamentazione, apertura dei mercati, disciplina fiscale, libertà di movimento dei capitali: queste erano le prescrizioni che il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale portavano ai Paesi in sviluppo come condizione per l’assistenza finanziaria, e che i governi occidentali applicavano in casa propria con la convinzione — genuina, per quanto si è poi rivelata ingenua — che il mercato libero fosse la forma più efficiente di organizzazione economica. Quel paradigma non è crollato in un giorno. Si è sgretolato lentamente, sotto la pressione di crisi successive che nessuna delle sue categorie riusciva a spiegare né a prevenire.
La crisi finanziaria del 2008 è stata il primo grande momento di rottura. Le banche che il consenso di Washington voleva libere da vincoli regolatori si erano rivelate capaci di produrre instabilità sistemica su scala globale. Gli Stati che la dottrina indicava come distorsori dell’efficienza allocativa erano stati chiamati a salvarle con denaro pubblico. La contraddizione era evidente, ma non abbastanza da produrre un cambio di paradigma: l’austerità degli anni successivi fu per molti versi l’ultimo atto del vecchio ordine, applicato con il rigore di chi non ha alternative da proporre.
La pandemia del 2020 ha sferrato il colpo definitivo. I governi di ogni orientamento hanno speso, indebitato, nazionalizzato, regolamentato senza che nessuno dei sacri principi del consenso di Washington venisse invocato come limite. Il mercato da solo non garantisce la disponibilità di vaccini, né la distribuzione di dispositivi di protezione, né la tenuta dei sistemi sanitari. Queste sono cose che richiedono Stato, pianificazione, intervento pubblico. La lezione è stata assorbita, anche se non sempre con la necessaria riflessione critica.
Oggi il quadro è cambiato in modo strutturale. Gli Stati Uniti di Trump applicano dazi che avrebbero fatto orrore a qualsiasi teorico del libero scambio. La Cina non ha mai aderito davvero al modello, e il suo successo economico è diventato un argomento imbarazzante per chi lo aveva presentato come inevitabile. L’Europa costruisce meccanismi di difesa industriale e sussidi pubblici all’innovazione che sarebbero stati inimmaginabili vent’anni fa. Il protezionismo non è più un’eresia: è diventato la norma, con etichette diverse — reshoring, autonomia strategica, sicurezza delle catene di fornitura. Per le imprese italiane che operano sui mercati internazionali, questo cambiamento non è solo una questione di dottrina economica: è una trasformazione concreta dell’ambiente in cui si compete, si investe e si pianifica. Navigare un mondo senza grammatica condivisa richiede strumenti nuovi e una lucidità che il vecchio paradigma non è più in grado di fornire.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
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