
di Mariagrazia Lupo Albore, Direttore generale Unimpresa
L’accensione della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 al Quirinale, pochi giorni fa, non è stata soltanto una cerimonia simbolica. È stata, per qualche istante, un’immagine dell’Italia che prova a ritrovarsi: istituzioni unite, sport come linguaggio comune, un futuro che si accende senza dimenticare il peso del presente.
Il Presidente Sergio Mattarella, con un gesto semplice e solenne, ha acceso la torcia consegnata da Giovanni Malagò, alla presenza della Presidente del Cio Kirsty Coventry e della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Attorno a quel fuoco si è ricomposta l’idea che lo sport non sia solo competizione, ma appartenenza. Un rito antico che parla di lealtà, impegno, comunità.
Il sorvolo delle Frecce Tricolori ha dato alla cerimonia il respiro del Paese intero, come se la Fiamma — custodita per una notte al Quirinale — fosse già in cammino verso le montagne, le città, i luoghi che la accoglieranno. Da domani, infatti, la torcia attraverserà l’Italia fino alla cerimonia inaugurale del 6 febbraio 2026, a San Siro. Un viaggio che non è solo geografico: è un percorso di aspettative, di emozioni, di identità condivisa.
Le Olimpiadi invernali arrivano in un momento complesso per l’Europa e per il mondo. Le tensioni geopolitiche, le difficoltà economiche, le mutazioni sociali sembrano spesso schiacciare lo spazio dell’ottimismo. Eppure, eventi come questo ricordano che un Paese può riconoscersi anche nei simboli, nelle sfide che lo uniscono, nei progetti che lo costringono a guardare avanti.
La Fiamma Olimpica è, da sempre, un impegno: non solo verso lo sport, ma verso la convivenza pacifica e il rispetto reciproco. Portarla attraverso l’Italia significa portare un messaggio di coesione che forse oggi, più che mai, è necessario. Milano Cortina 2026 non sarà solo un evento. Sarà un banco di prova: per l’organizzazione, per l’immagine del Paese, per la nostra capacità di collaborare.
Nel bagliore della torcia accesa al Quirinale c’è l’idea di un’Italia che vuole esserci, che vuole mostrarsi matura e aperta al mondo. Un’Italia che, almeno per un giorno, si guarda allo specchio e riconosce la propria bellezza collettiva. È un’immagine fragile, ma preziosa. Sta a noi non lasciarla spegnere.
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