Ho letto, con grande interesse, le osservazioni di Nicola Porro sul Giornale in edicola oggi, a proposito delle priorità dell’Europa e in particolare per quanto riguarda un punto essenziale che il mondo produttivo europeo avverte da tempo: l’Unione europea ha bisogno di meno gesti simbolici e di più politiche concrete. È necessario, infatti, spostare l’attenzione dai dettagli regolatori a basso impatto verso scelte capaci di incidere davvero sulla competitività.
Non è una contrapposizione ideologica tra ambiente ed economia, ma una richiesta di proporzione. Le imprese, soprattutto le piccole e medie, non contestano gli obiettivi di sostenibilità. Contestano l’idea che la sostenibilità si misuri attraverso micro-obblighi che complicano la vita quotidiana senza rafforzare la posizione dell’Europa nei mercati globali.
Il punto è il metodo. Mentre il mondo stringe intese commerciali, costruisce filiere e presidia le materie prime, l’Europa rischia di disperdere energie in regolazioni minute che non spostano gli equilibri. Servono accordi che aprano mercati, tutelino le produzioni di qualità e garantiscano reciprocità. È su questo terreno che si difendono lavoro e redditi.
C’è anche una questione di credibilità. Un’Unione europea percepita come iper-regolatrice ma lenta sulle decisioni strategiche indebolisce se stessa. Le imprese chiedono stabilità delle regole, tempi certi, una visione industriale. Non un arretramento sugli standard, ma una loro applicazione intelligente, coordinata con una politica commerciale ambiziosa.
Occorre rimettere al centro la crescita. Più accordi significa più opportunità per esportare, più investimenti, più occupazione. È la base su cui finanziare anche la transizione ecologica. Senza crescita, la sostenibilità resta una parola d’ordine; con la crescita, diventa una traiettoria praticabile. Dobbiamo chiedere all’Europa di scegliere le battaglie giuste. Meno simboli che dividono, più decisioni che uniscono. Perché la competitività non è un dettaglio: è la condizione per tenere insieme coesione sociale, innovazione e futuro.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
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