Il nuovo equilibrio globale non si costruisce più sull’asse tra Washington e Bruxelles. Sempre più italiani lo percepiscono: quasi metà vede lo spostamento del baricentro mondiale verso il Pacifico, dove la crescita di Cina, India e delle economie asiatiche sta ridisegnando alleanze, mercati, priorità strategiche. È un cambiamento silenzioso, ma rapido, che mette l’Europa davanti a un interrogativo storico: restare spettatrice o tornare protagonista.
Il 59 per cento degli intervistati descrive un continente “schiacciato” tra due forze. Da una parte l’Occidente tradizionale, il legame con gli Stati Uniti, l’Atlantico come spazio naturale di riferimento. Dall’altra l’espansione economica e tecnologica dell’Asia, che attrae investimenti, commercio, ricerca e ambizioni geopolitiche. L’Europa, immobilizzata dalle sue divisioni interne, appare come un territorio di mezzo che fatica a trovare un’identità nella nuova mappa del mondo.
Non sorprende che solo una minoranza ritenga l’Ue pronta ad affrontare questo equilibrio multipolare. Il dato più eloquente è un altro: il 62 per cento degli italiani considera più efficaci le iniziative dei singoli Stati rispetto alla diplomazia europea unitaria. Una sfiducia che rivela un cortocircuito politico. L’Europa avrebbe bisogno, più che mai, di una voce comune; ma il pubblico percepisce che quella voce non c’è, o che non riesce a farsi sentire.
In questo vuoto emerge una direzione chiara: l’Africa. Gli italiani la indicano come il partner naturale da cui ripartire. Non solo per ragioni morali o storiche, ma per necessità strategica: sicurezza, energia, gestione dei flussi migratori, accesso alle materie prime della transizione verde. L’Africa diventa così il terzo lato di un triangolo geopolitico che l’Europa non può permettersi di ignorare.
La sfida, per il continente europeo, è passare dalla reattività alla progettualità. Il mondo multipolare premia chi ha visione, non chi rincorre gli altri. Non basta scegliere tra Atlantico e Pacifico: occorre costruire un modello autonomo, capace di dialogare con entrambi senza esserne subordinato.
La voce dell’Europa, oggi, è troppo spesso una somma di silenzi. E il rischio è che il continente, pur ricco di storia, cultura e capacità economica, diventi un grande spettatore del futuro. Ritrovare una politica estera comune, investire nella cooperazione con l’Africa, costruire una sovranità tecnologica e difensiva credibile: questi non sono slogan, ma i requisiti minimi per non scivolare ai margini.
Mentre gli equilibri internazionali si ridisegnano, l’Europa deve interrogarsi su quale ruolo intenda giocare. Ignorare questa responsabilità significherebbe accettare un futuro ai margini, senza neppure averlo discusso.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
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