Le parole pronunciate da Mario Draghi al Politecnico di Milano hanno la lucidità delle diagnosi che non si possono più rinviare. Per oltre due secoli la crescita economica è stata alimentata da successive ondate di innovazione: meccanizzazione, elettrificazione, informatica. Oggi, ricorda l’ex presidente della Bce, il motore della prosperità non è cambiato: sono ancora le tecnologie a determinare chi avanza e chi resta indietro.
L’avvertimento è netto. Se l’Europa non riuscirà a ridurre il divario che la separa da Stati Uniti e Asia nello sviluppo e nell’adozione dell’intelligenza artificiale, la prospettiva non sarà un rallentamento, ma una stagnazione prolungata. Un futuro in cui produttività e benessere rischiano di oscillare attorno alla linea zero, mentre altrove si apre una nuova stagione di accelerazione.
Draghi non parla di scenari astratti. Le sue stime hanno un peso politico: l’IA, se adottata con la stessa intensità con cui il digitale è cresciuto negli Stati Uniti, potrebbe aggiungere quasi lo 0,8% di crescita all’anno. Se l’impatto fosse paragonabile a quello dell’elettrificazione negli anni Venti del Novecento, l’aumento supererebbe l’1% annuo. Sarebbe la più forte spinta che l’Europa abbia conosciuto da decenni.
Ma il punto non è solo economico. È culturale, strategico. L’Europa fatica ad accettare che la tecnologia sia diventata la nuova frontiera della competizione internazionale. Continua a muoversi lentamente, intrappolata tra regolazione e cautela, mentre le grandi potenze avanzano con investimenti enormi e una visione industriale chiara.
Non si tratta di inseguire acriticamente Silicon Valley o Shenzhen, ma di decidere se il continente vuole essere protagonista della prossima rivoluzione produttiva o semplice utilizzatore di tecnologie altrui. L’innovazione, nelle parole di Draghi, non è un lusso accademico: è la condizione necessaria per mantenere un tenore di vita dignitoso, sostenere il welfare, garantire sicurezza economica.
Il messaggio che arriva da Milano, dunque, è semplice e scomodo: l’Europa non può continuare a confidare solo nel proprio passato industriale o nel proprio capitale umano. Deve investire, rischiare, accelerare. Perché la tecnologia non aspetta. E chi resta fermo oggi rischia di scoprire domani di aver perso non solo competitività, ma sovranità.
La scelta è davanti a noi: un’Europa che guida la transizione digitale o un’Europa che la subisce. Draghi invita a guardare oltre il presente. E a comprendere che, in questa fase storica, la prosperità non nasce dalla prudenza, ma dal coraggio dell’innovazione.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
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