La proposta della Commissione europea di rallentare la riduzione del tetto alle emissioni nel sistema di scambio delle quote (ETS) rappresenta “un passo nella direzione giusta ma di portata insufficiente” secondo il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.
Il Centro Studi dell’associazione ha analizzato la revisione, che porterà il fattore lineare di riduzione dal 4,4% attuale al 3,7% nel quinquennio 2031-2035, per poi scendere all’1,7% dal 2036.
Per Unimpresa si tratta di un’ammissione politica prima ancora che tecnica: la Direzione Generale Clima, che per anni ha considerato intoccabili strumenti come il fattore lineare di riduzione, la riserva stabilizzatrice di mercato e i benchmark settoriali, si trova ora a doverli rimettere in discussione.
Resta tuttavia il nodo del timing: gli effetti pratici del rallentamento si vedranno solo dal 2031, mentre le imprese energivore devono già oggi sostenere costi di conformità che incidono sulla competitività rispetto a concorrenti extra-UE non soggetti a vincoli equivalenti.
Critica anche la collocazione della clausola di salvaguardia sui crediti internazionali, fissata al 2033, a ridosso dell’entrata in vigore del regime più severo previsto dal 2036.
Secondo Unimpresa questo rinvio lascia alle imprese un orizzonte di pianificazione ancora incerto, in un momento in cui servirebbe la massima stabilità normativa. Manca inoltre, nella revisione, una riflessione più ampia su come rendere compatibili gli obiettivi di decarbonizzazione con quello, dichiarato dalla stessa Unione, di riportare l’industria europea al 20% del Pil.
“La correzione annunciata da Bruxelles va nella direzione giusta, ma non basta a invertire una rotta che negli ultimi anni ha eroso pezzi importanti della nostra capacità industriale. Non si può continuare a rincorrere obiettivi di decarbonizzazione senza una strategia industriale che li sostenga: il rischio, altrimenti, è quello di indebolire ulteriormente le imprese europee mentre i concorrenti internazionali avanzano senza gli stessi vincoli. Chiediamo che i Capi di Stato e di Governo, e successivamente il Parlamento europeo, affrontino questo nodo con maggiore determinazione, restituendo alla competitività industriale il peso che merita nell’agenda climatica dell’Unione” osserva Longobardi.





