
di Paolo Longobardi, Presidente di Unimpresa
La guerra nel Golfo Persico ha riportato brutalmente al centro dell’attenzione una verità che l’Europa aveva preferito dimenticare: l’energia non è soltanto una questione ambientale. È una questione di sicurezza nazionale, di competitività industriale e di stabilità economica.
Per anni il dibattito pubblico si è concentrato quasi esclusivamente sugli obiettivi della decarbonizzazione. Obiettivi condivisibili e necessari. Ma gli eventi degli ultimi mesi dimostrano che la sostenibilità, da sola, non basta. Una politica energetica credibile deve essere anche sicura, diversificata e resiliente.
Le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno ricordato al mondo che una quota rilevante del petrolio e del gas globale continua a transitare attraverso pochi punti strategici estremamente vulnerabili. Quando una crisi geopolitica interrompe o minaccia questi flussi, l’impatto si riflette immediatamente sui prezzi, sull’inflazione e sui costi di produzione.
L’Italia conosce bene questa fragilità. È una grande economia manifatturiera ma dispone di risorse energetiche limitate. Negli ultimi anni sono stati compiuti passi importanti per diversificare le forniture, ridurre la dipendenza da singoli Paesi e aumentare la capacità di rigassificazione. Tuttavia la vulnerabilità resta significativa.
Il tema non riguarda soltanto le famiglie e le bollette. Riguarda soprattutto le imprese. In molti comparti industriali il costo dell’energia continua a rappresentare uno degli elementi principali della struttura dei costi. Una differenza di pochi euro per megawattora può determinare la competitività o meno di un’intera filiera produttiva.
È per questo che il dibattito sul futuro energetico europeo dovrebbe liberarsi dalle contrapposizioni ideologiche. Le energie rinnovabili rappresentano una straordinaria opportunità e devono continuare a crescere. Ma occorre affrontare con pragmatismo anche il tema degli accumuli, delle reti, delle tecnologie di supporto e della continuità dell’approvvigionamento.
La sicurezza energetica non è un concetto conservatore. È il presupposto della transizione ecologica. Nessuna impresa investirà nel futuro se non avrà la certezza di poter contare su energia disponibile a prezzi sostenibili.
Le guerre passano. Le vulnerabilità strategiche restano. Ed è su queste che si misura la capacità di visione di una classe dirigente.





