La Giornata dei diritti umani celebrata nei giorni scorsi a Ginevra offre all’Italia l’occasione di ribadire una linea che va oltre le dichiarazioni di principio. Le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani richiamano una scelta di fondo: la tutela dei diritti fondamentali come pilastro dell’azione internazionale italiana, non come capitolo accessorio della diplomazia.
L’elezione dell’Italia al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite per il triennio 2026-2028 rafforza questa impostazione. Non è solo un riconoscimento formale, ma una responsabilità concreta. Sedere in quell’organismo significa assumere posizioni, costruire alleanze, difendere principi anche quando farlo comporta costi politici. La credibilità di un Paese si misura nella coerenza tra valori proclamati e comportamenti praticati.
Il richiamo dell’Alto Commissario Volker Türk alle crescenti pressioni globali e alla riduzione delle risorse fotografa un contesto complesso. I diritti umani sono sempre più sotto stress: conflitti, autoritarismi, disuguaglianze, crisi umanitarie mettono in discussione conquiste che sembravano consolidate. In questo quadro, il sostegno all’attivismo civile diventa decisivo. Senza società civili libere e protette, le carte internazionali restano enunciazioni astratte.
Le priorità indicate per il nuovo mandato — dall’abolizione della pena di morte alla parità di genere, fino alla tutela dei più vulnerabili — parlano di una visione che tiene insieme universalità e concretezza. Non slogan, ma obiettivi misurabili, che richiedono continuità e capacità di mediazione in un sistema internazionale sempre più frammentato.
La sfida, per l’Italia, è trasformare il ruolo multilaterale in una leva effettiva di influenza morale e politica. Difendere la dignità umana non significa ignorare gli interessi nazionali, ma riconoscere che stabilità, sicurezza e sviluppo duraturo non possono prescindere dal rispetto dei diritti fondamentali.
Ginevra, in questo senso, non è solo una sede simbolica. È un banco di prova. Il nuovo mandato Onu offre all’Italia l’opportunità di dimostrare che i diritti umani non sono una retorica di circostanza, ma una bussola capace di orientare l’azione internazionale anche nei passaggi più difficili.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
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