Ridurre del 50% degli adempimenti fiscali e digitalizzare completamente la pubblica amministrazione per abbattere i tempi di compliance dall’attuale 2,5% a meno dell’1% del fatturato e riportare, così, l’incidenza fiscale complessiva sotto il 40%. È la proposta di Unimpresa volta alla semplificazione come arma contro l’evasione fiscale: non è solo un favore alle imprese ma uno strumento potente di contrasto all’evasione.
«Meno adempimenti significa maggiore tracciabilità, controlli automatici più efficaci e riduzione degli errori involontari che oggi alimentano contenziosi inutili. La digitalizzazione permetterebbe all’Agenzia delle Entrate di incrociare i dati in tempo reale individuando immediatamente le anomalie senza gravare sulle imprese oneste. Gli incentivi alle assunzioni, e agli investimenti, devono essere stabili e facilmente accessibili senza la giungla di requisiti che ne vanifica l’efficacia. Un sistema chiaro e stabile elimina le zone grigie dove prospera l’irregolarità» spiega il consigliere nazionale di Unimpresa, Marco Salustri.
Secondo Unimpresa, le piccole e medie imprese italiane stanno affrontando una sfida esistenziale. Parliamo di 4,9 milioni di imprese attive che danno lavoro a oltre 14 milioni di persone, il vero motore dell’economia nazionale. Eppure, queste realtà devono fare i conti con un carico fiscale con punte che vanno dal 46,3% di Bolzano al 59,1% della Campania. Ma non è solo questione di quanto si paga, è soprattutto come si paga.
Secondo Unimpresa, il solo costo degli adempimenti burocratici assorbe il 2,5% del fatturato aziendale. Ogni pmi deve destinare mediamente 150 ore di lavoro qualificato all’anno per gestire gli obblighi fiscali, con costi che superano i 3.500 euro per impresa. Il risultato? Le imprese non hanno liquidità per investire. Quando il governo introduce incentivi per l’acquisto di beni strumentali, parliamo di investimenti da 20.000 euro, molte pmi non possono nemmeno prenderli in considerazione perché sono impegnate semplicemente a sopravvivere.
«La vera partita si gioca sul taglio alla burocrazia: semplificare significa ridurre i costi per chi è in regola rendendo conveniente la legalità. Significa liberare risorse che oggi vengono sprecate in burocrazia e destinarle a crescita e innovazione. Significa rendere i controlli più efficaci perché concentrati su chi evade davvero non su chi commette errori formali in un labirinto normativo. I paesi con i sistemi fiscali più semplici hanno tassi di evasione più bassi. Non è un caso: quando rispettare le regole è facile e sostenibile la stragrande maggioranza delle imprese lo fa spontaneamente. La complessità, invece, crea un sistema in cui essere completamente in regola è quasi impossibile e l’evasione diventa una tentazione o addirittura una necessità per sopravvivere. Senza riforme incisive, il rischio concreto è duplice: una fuga di capitali verso paesi con sistemi più trasparenti e un aumento dell’economia sommersa. La semplificazione fiscale non è più un’opzione desiderabile ma una necessità urgente per la sopravvivenza economica del Paese e per costruire un sistema dove l’onestà fiscale sia la scelta naturale, non un atto eroico» osserva il consigliere nazionale di Unimpresa.
«Emerge un paradosso che spesso sfugge al dibattito pubblico: un sistema fiscale complesso non combatte l’evasione ma l’alimenta. Quando gli adempimenti sono troppo numerosi, costosi e complicati si crea un incentivo perverso all’irregolarità. Le imprese che rispettano tutte le norme si trovano penalizzate rispetto a chi opera nell’ombra perché devono sostenere costi di compliance insopportabili. La complessità, inoltre, rende difficili i controlli. Con centinaia di adempimenti diversi, scadenze sovrapposte e norme in continua evoluzione anche l’Agenzia delle Entrate fatica a verificare efficacemente il rispetto delle regole. Il risultato è che le risorse pubbliche si concentrano su controlli formali e burocratici anziché sulla lotta all’evasione reale. Un sistema semplificato, al contrario, renderebbe trasparenti i flussi finanziari, faciliterebbe i controlli incrociati automatici e ridurrebbe drasticamente gli spazi per l’irregolarità. Quando pagare le tasse diventa semplice e sostenibile, l’evasione perde la sua principale giustificazione: la complessità che rende quasi impossibile essere completamente in regola» commenta Salustri.
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