
di Mariagrazia Lupo Albore, Direttore generale Unimpresa
Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità da parte dell’UNESCO non è soltanto un tributo alla qualità dei nostri piatti. È, soprattutto, un atto di consapevolezza globale: la nostra tradizione gastronomica non è un insieme di ricette, ma un patrimonio sociale, culturale e identitario che attraversa la storia del Paese.
Il Comitato intergovernativo dell’UNESCO, riunito a New Delhi, ha deliberato all’unanimità: la cucina italiana è la prima al mondo ad essere riconosciuta nella sua interezza. Un mosaico di saperi, tecniche, gesti quotidiani, convivialità, regionalità, biodiversità. Una cultura della tavola che non appartiene a un singolo territorio, ma vive nella pluralità dei suoi dialetti gastronomici.
Tra questi, la cucina del Sud Italia rappresenta uno dei cuori pulsanti del nostro patrimonio gastronomico. Le sue tradizioni affondano nelle contaminazioni mediterranee, nel rapporto millenario con il mare, nei prodotti della terra — l’olio, i grani antichi, le verdure, i legumi — e in una semplicità che diventa arte. È una cucina che racconta accoglienza, famiglia, resilienza, capace di trasformare ingredienti essenziali in piatti di straordinaria identità. Senza il Meridione, la cucina italiana non sarebbe la stessa: perderebbe una parte fondamentale della sua anima.
La forza del nostro patrimonio non è nell’omologazione, ma nella diversità. È nella capacità di custodire tradizioni antiche e al tempo stesso innovare senza tradire lo spirito originario. La cucina italiana è fatta di famiglie, artigiani, agricoltori, pescatori, ristoratori; è il risultato di un sapere che si tramanda più con le mani che con i libri.
Questo riconoscimento arriva in un momento particolare. In un clima globale segnato da tensioni economiche, crisi ambientali e perdita di riferimenti collettivi, l’UNESCO ci ricorda che la cultura del cibo è anche cultura della relazione, della lentezza, della cura. È un modo di stare al mondo e di costruire comunità attraverso il piacere del convivio, la scelta delle materie prime, il rispetto dei tempi della natura.
Il patrimonio immateriale è ciò che ci unisce come popolo: la cucina italiana ne è una delle espressioni più luminose. E oggi, con questo riconoscimento, diventa ufficialmente anche patrimonio dell’umanità. Un invito — per l’Italia e per il mondo — a custodire la ricchezza che nasce quando tradizione, creatività e convivialità si intrecciano.
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