“L’impennata dei prezzi energetici innescata dalla crisi nello Stretto di Hormuz è un campanello d’allarme che le imprese italiane non possono permettersi di ignorare. Con il Brent salito del 9,6% ieri e ancora in rialzo stamattina oltre gli 86 dollari al barile, e il gas europeo che sfiora i 53 euro/MWh, il rischio concreto è un nuovo shock sui costi energetici proprio mentre le imprese italiane stanno faticosamente ricostruendo margini dopo anni difficili. Desta particolare preoccupazione il livello degli stoccaggi europei, fermi al 52% contro una media quinquennale del 68%: un deficit che lascia il sistema produttivo esposto a un autunno-inverno di tensioni sui prezzi, con effetti diretti sulla competitività delle nostre PMI energivore. L’ipotesi di una tariffa statunitense del 20% sul valore dei carichi in transito ad Hormuz, se confermata, aggiungerebbe un costo strutturale che si scaricherebbe inevitabilmente lungo tutta la filiera, dalla logistica alla manifattura”. Lo dichiara il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.
“Chiediamo al Governo massima attenzione e strumenti di salvaguardia tempestivi — dal monitoraggio dei prezzi agli eventuali interventi di mitigazione — perché le imprese non paghino ancora una volta il conto di instabilità geopolitiche su cui non hanno alcuna leva di controllo. La competitività del sistema Italia si difende anche così: con la capacità di anticipare gli shock, non di subirli” aggiunge Spadafora.





