
di Mariagrazia Lupo Albore, Direttore generale Unimpresa
Non tutte le notizie che meritano una riflessione arrivano da un Consiglio dei ministri o da un bollettino di Borsa. Talvolta la cronaca più significativa, per quello che racconta di un Paese, si trova in un evento sportivo che sulle prime pagine nazionali occupa poche righe, ma che nella sua sostanza dice più di molti convegni sull’attrattività dei territori italiani. È il caso della Continent-Island International GPS Race, giunta quest’anno alla diciannovesima edizione, che dal 22 al 26 luglio anima lo Stretto di Messina con una competizione che unisce kitesurf, wingfoil e diverse discipline della vela sportiva.
Diciannove edizioni non sono un traguardo banale per una manifestazione sportiva di nicchia, in un panorama italiano dove spesso gli eventi locali faticano a superare la soglia della prima o della seconda edizione, complice la difficoltà cronica di reperire sponsorizzazioni stabili e sostegno istituzionale duraturo. Che una competizione di sport acquatici legati al vento sia riuscita a consolidarsi per quasi due decenni in uno dei tratti di mare più affascinanti e insieme più complessi da un punto di vista tecnico-nautico del Mediterraneo, racconta una capacità organizzativa che meriterebbe maggiore attenzione da parte della narrazione pubblica sul turismo sportivo italiano.
Lo Stretto di Messina, del resto, è uno scenario che si presta in modo naturale a questo tipo di manifestazioni: le correnti che lo attraversano, generate dall’incontro tra il Tirreno e lo Ionio, creano condizioni di vento e di mare che gli sportivi di kitesurf e wingfoil considerano tra le più stimolanti d’Europa, ma che al tempo stesso richiedono un’esperienza tecnica di alto livello per essere affrontate in sicurezza. La scelta di questo tratto di mare come sede stabile della competizione internazionale non è quindi soltanto una decisione di marketing territoriale, ma la valorizzazione di una caratteristica geografica specifica, che pochi altri luoghi al mondo possono offrire nella stessa combinazione di bellezza paesaggistica e sfida sportiva.
C’è un valore che va oltre la componente agonistica, ed è quello della promozione turistica indiretta che un evento di questo tipo genera per un territorio, quello dello Stretto tra Calabria e Sicilia, che non sempre riesce a collocarsi al centro dell’attenzione mediatica nazionale per ragioni diverse da quelle, spesso stereotipate, legate alla cronaca giudiziaria o ai grandi progetti infrastrutturali rimasti per decenni sulla carta. Un evento sportivo internazionale che porta appassionati e atleti da tutta Europa a soggiornare, spendere e raccontare sui social network la bellezza di quei luoghi, rappresenta una forma di promozione territoriale spesso più efficace, e certamente più autentica, di molte campagne istituzionali costruite a tavolino.
Vale la pena, in una settimana dominata da notizie di tutt’altro segno — guerre, dazi, tensioni sociali, allarmi sanitari — ricordare che l’Italia continua a produrre anche narrazioni di segno diverso: quelle di territori che, attraverso lo sport e la valorizzazione delle proprie caratteristiche naturali uniche, costruiscono pazientemente, edizione dopo edizione, una reputazione che nessuna crisi geopolitica o finanziaria può intaccare. È un patrimonio di soft power diffuso, fatto di migliaia di piccoli eventi come questo, che meriterebbe di essere raccontato e sostenuto con la stessa costanza con cui, per fortuna, continua a essere organizzato.
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