Le parole della Banca centrale europea sul contante hanno alimentato, negli ultimi giorni , letture imprecise e persino toni allarmistici. Alcuni titoli hanno lasciato intendere che l’istituto centrale stia suggerendo ai cittadini di accumulare banconote in casa, come se ci si dovesse preparare a una crisi imminente. Nulla di tutto questo. Il contenuto dello studio pubblicato nel bollettino economico della BCE è ben diverso e merita di essere chiarito.
Il documento, redatto da due economisti dell’Eurotower, è un’analisi di lungo periodo che mette in luce come, nei momenti di difficoltà, la domanda di contante aumenti bruscamente. È accaduto durante la pandemia di Covid, all’indomani dell’invasione russa in Ucraina e in occasione di altri shock imprevisti, dai blackout ai disastri naturali. In quei frangenti, cittadini e imprese hanno percepito le banconote come uno strumento immediatamente sicuro, accessibile senza intermediazioni e utilizzabile in qualunque circostanza.
Lo studio non prescrive comportamenti individuali, non invita a fare scorte domestiche. Al contrario, sottolinea un punto di natura sistemica: la resilienza di un’economia si misura anche dalla capacità delle istituzioni e del sistema bancario di garantire sempre un adeguato approvvigionamento di contante. È una lezione appresa dal passato, non un monito sul futuro.
La Bce ribadisce che il contante rimane «l’unica passività della banca centrale direttamente accessibile a tutti». È questo a conferirgli un valore unico: la possibilità di essere utilizzato senza bisogno di connessioni, dispositivi elettronici o autorizzazioni da parte di intermediari. Per questo, pur con un calo graduale nell’uso quotidiano a favore dei pagamenti digitali, il valore complessivo delle banconote in circolazione nell’area euro è cresciuto negli ultimi decenni. La fiducia che cittadini e imprese ripongono nel contante ne fa ancora un pilastro della stabilità economica.
Parallelamente, lo studio richiama l’attenzione sul progetto dell’euro digitale. Non è concepito per rimpiazzare le banconote, ma per affiancarle in un mondo che evolve verso i pagamenti elettronici. La sua caratteristica più innovativa sarà la possibilità di funzionare anche offline: ciò significa che potrà essere utilizzato anche in assenza di connessione internet o di reti bancarie, garantendo continuità operativa in situazioni di emergenza. Sarà, in sostanza, un nuovo strumento di fiducia pubblica, complementare al contante tradizionale.
La conclusione a cui giunge lo studio è chiara: contante ed euro digitale rappresentano due facce della stessa medaglia. Da un lato, la solidità di uno strumento tangibile, immediato e universalmente accettato; dall’altro, l’innovazione tecnologica capace di assicurare pagamenti sicuri anche senza rete. Entrambi svolgeranno un ruolo cruciale per rafforzare la stabilità economica e la fiducia collettiva, specialmente in tempi segnati da incertezza geopolitica e transizioni digitali. Per questo, al di là di interpretazioni fuorvianti, la Bce invita a guardare al contante non come a un residuo del passato, ma come a un presidio di sicurezza. E a considerare l’euro digitale come la naturale evoluzione di un percorso che non cancella, ma integra le fondamenta di un sistema monetario di cui cittadini e imprese hanno ancora profondo bisogno.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
Classe 1954, imprenditore, inizia il suo percorso professionale a Castellammare di Stabia, cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, dove tuttora risiede. Dopo una prima esperienza nell’azienda di famiglia, specializzata nel comparto florovivaistico e agroalimentare, decide di investire nel settore dei servizi alle imprese, fonda così l’Associazione Imprese Artigiane della provincia di Napoli, una innovativa e dinamica realtà di servizi orientati alle esigenze del mercato delle PMI, costituita con un gruppo di imprenditori. Si è fatto promotore di molte iniziative. Tra queste, l’organizzazione di scuole estive di management per Quadri e Dirigenti, compagne di comunicazione, convegni e seminari incentrati sui temi della rappresentatività e sulle problematiche delle imprese. Nel 2003, ispirandosi alla nuova regolamentazione europea riguardo le PMI, e dopo un’attenta e scrupolosa riflessione, insieme con un ristretto e qualificato gruppo dei soci fondatori, decide di trasformare l’Associazione Imprese Artigiane in una Confederazione a carattere nazionale denominandola UNIMPRESA, Unione Nazionale di Imprese. Nel 2009 viene insito del premio Guido D’Orso per il contributo che l’associazionismo delle pmi, basato su principi etici e di solidarietà tra le persone, ha dato e potrà dare per un reale sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Nel 2025 ha ricevuto l’Attestato al merito dell’operosità aristocrazia del lavoro dall’unione della Legion d’Oro quale riconoscimento delle particolari benemerenze acquisite nel campo della sua attività professionale nel settore dei servizi alle imprese. Sotto la sua guida, la Confederazione ha raggiunto ragguardevoli traguardi.
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