“Le parole di Carlo Sangalli all’assemblea di Confcommercio meritano attenzione e condivisione. Ha tracciato un quadro lucido delle priorità che le associazioni di categoria responsabili portano avanti da anni, e lo ha fatto con la chiarezza che il momento richiede. Ha ragione quando dice che senza regole condivise non c’è mercato, e senza mercato non ci sono imprese sane: è una catena logica che dovrebbe stare scritta sopra ogni tavolo di lavoro di chi governa. Ha ragione sulla fiscalità: la ‘fiscocrazia’ — troppe tasse, troppa burocrazia — non è uno slogan, è la descrizione precisa di quello che vivono ogni giorno le nostre imprese. Abbassare l’aliquota centrale Irpef per i redditi fino a sessantamila euro non è un favore al ceto medio: è una condizione minima di giustizia fiscale e una leva di crescita”. Lo dichiara il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.
“Condividiamo l’allarme sulla desertificazione commerciale: oltre 156mila esercizi chiusi in tredici anni non sono una statistica, sono il volto di comunità che si svuotano. Così come condividiamo la preoccupazione sul dumping contrattuale, che abbassa la qualità del lavoro e alla fine danneggia tutti. Sul dossier bancario, Sangalli ha detto una cosa semplice ma fondamentale: qualunque assetto emerga dal risiko in corso, il risparmio delle famiglie e il credito alle imprese non si toccano. È una linea che facciamo nostra senza riserve. Infine, l’energia e il nucleare: bene che anche Confcommercio metta questo tema al centro. Le imprese italiane non possono competere con costi energetici fuori scala rispetto ai concorrenti europei. Sangalli ha ricordato che gli imprenditori italiani stanno dimostrando una straordinaria capacità di reazione. È vero. Ma questa capacità non può essere data per scontata. Va sostenuta, non ostacolata” aggiunge il presidente di Unimpresa.





