
di Mariagrazia Lupo Albore, Direttore generale Unimpresa
Quando pensiamo alle infrastrutture, immaginiamo strade, ferrovie, porti, reti elettriche, connessioni digitali. Tutto giusto. Ma la più importante infrastruttura italiana dei prossimi anni sarà il capitale umano. Senza competenze, anche la migliore tecnologia resta inutilizzata. Senza formazione, anche gli investimenti più ambiziosi producono meno di quanto potrebbero.
Le imprese cercano profili tecnici, digitali, manageriali, scientifici. Molti giovani cercano lavoro. Eppure domanda e offerta spesso non si incontrano. Questo paradosso è uno dei freni più gravi alla crescita. Non basta dire che manca personale: bisogna costruire percorsi che colleghino scuola, formazione professionale, università e imprese.
Il capitale umano non si crea con un corso ogni tanto. Richiede continuità. Orientamento nelle scuole, valorizzazione degli istituti tecnici, formazione permanente per chi già lavora, politiche attive vere per chi perde il lavoro, aggiornamento per gli imprenditori. Anche guidare una piccola impresa oggi richiede competenze nuove: finanza, digitale, mercati esteri, sostenibilità, organizzazione.
C’è poi un tema di dignità. Investire sulle persone significa dire che nessuno è destinato a essere scartato perché non ha avuto le opportunità giuste. L’innovazione non deve diventare una selezione darwiniana.
Il Paese che formerà meglio le proprie persone sarà quello che affronterà meglio le crisi. Le infrastrutture materiali collegano territori. Il capitale umano collega il presente al futuro.





