Unimpresa propone un pacchetto di misure, da inserire nella manovra sui conti pubblici per il 2026, per accompagnare le banche di media dimensione italiane nell’attuazione di Basilea IV, evitando un effetto negativo sul credito alle piccole e medie imprese.
L’associazione chiede la creazione di un fondo di garanzia patrimoniale dedicato, gestito in forma pubblico-privata, per attenuare l’impatto dei nuovi requisiti di capitale nei primi anni di transizione.
Tra le proposte, che potrebbero in parte compensare il contributo fiscale delle banche per la legge di bilancio, figura anche l’applicazione piena del principio di proporzionalità nella vigilanza, con la semplificazione degli adempimenti Icaap e Srep e la riduzione dei costi amministrativi per gli istituti non significativi. Unimpresa sollecita inoltre il rafforzamento e la stabilizzazione delle garanzie pubbliche sui prestiti alle PMI, rendendole permanenti e automatiche, e la creazione di piattaforme di rating condivise per migliorare la valutazione del rischio delle imprese non dotate di rating esterno.
In quest’ottica, Unimpresa propone una cabina di regia nazionale tra Mef, Banca d’Italia, imprese e associazioni di categoria per monitorare trimestralmente gli effetti delle nuove regole sul credito.
«La solidità del settore bancario non deve diventare un ostacolo alla crescita né trasformarsi in sterilità. Le banche medie sono un presidio fondamentale per l’economia reale e vanno sostenute con strumenti proporzionati e regole intelligenti. Un settore bancario più prudente non può diventare un sistema meno utile. Per questo, la sfida è costruire un quadro normativo che sostenga la resilienza senza soffocare la crescita, rafforzando gli strumenti di garanzia, alleggerendo gli oneri burocratici e assicurando un’applicazione realmente proporzionata delle regole. Il credito bancario, tenuto conto che oltre il 90% delle imprese è di piccola o media dimensione, o resta la principale fonte di finanziamento, ragion per cui la sopravvivenza delle banche medie è una condizione essenziale per la tenuta del sistema produttivo. Aiutarle a superare l’impatto di Basilea IV non significa allentare la vigilanza, ma salvaguardare il cuore dell’economia reale: il rapporto diretto, fiduciario e di lungo periodo tra banca e impresa.» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, per aiutare le banche di media dimensione italiane a reggere l’urto dell’entrata in vigore di Basilea IV, serve una proposta che coniughi rigore regolamentare e realismo economico. Non si tratta di invocare deroghe o privilegi, ma di costruire un percorso graduale e sostenibile che consenta agli istituti territoriali di continuare a finanziare l’economia reale senza subire una penalizzazione competitiva rispetto ai grandi gruppi o agli operatori internazionali. Le banche medie italiane, spesso a vocazione regionale e con una forte presenza nel credito alle piccole e medie imprese, si trovano in una posizione strutturalmente diversa rispetto ai colossi europei. La loro esposizione verso clientela “unrated”, cioè priva di rating ufficiale, e la minore disponibilità di dati storici di rischio fanno sì che i nuovi requisiti patrimoniali possano risultare più onerosi. Basilea IV, infatti, tende a privilegiare i modelli interni avanzati (IRB) e a penalizzare chi utilizza approcci standardizzati. Ma per molti istituti di taglia media, l’adozione di modelli complessi e costosi è economicamente insostenibile. Da qui la necessità di una strategia nazionale di accompagnamento che permetta di mantenere viva la capacità di erogare credito produttivo senza indebolire la solidità del sistema.
Il primo pilastro della proposta è l’introduzione di un fondo di garanzia patrimoniale dedicato alle banche medie, gestito in modo consortile o pubblico-privato, che possa fornire copertura temporanea sugli assorbimenti di capitale derivanti dall’“output floor” nei primi anni di applicazione. Si tratterebbe, in sostanza, di un cuscinetto prudenziale che attenui gli effetti della transizione, permettendo agli istituti di non rallentare la concessione di prestiti alle imprese. Tale fondo potrebbe essere alimentato da una quota delle risorse del Fondo di garanzia per le PMI e da strumenti BEI o FEI, in coerenza con gli obiettivi europei di sostegno alla competitività e alla transizione verde e digitale.
Il secondo pilastro riguarda il rafforzamento del principio di proporzionalità nella vigilanza. Le direttive europee (CRR3 e CRD6) già riconoscono la possibilità di modulare alcuni requisiti in funzione della dimensione, della complessità e del profilo di rischio delle banche. È fondamentale che l’Italia applichi in modo pieno e coerente questa flessibilità, riducendo gli oneri amministrativi e di compliance per gli istituti non significativi. Si potrebbero, per esempio, semplificare i processi ICAAP e ILAAP, ridurre la frequenza dei report di secondo livello e limitare le richieste di dati duplicati tra autorità diverse. Ogni punto percentuale di costo operativo risparmiato in burocrazia può tradursi in maggiore capacità di credito alle imprese.
Il terzo pilastro è l’ampliamento e la stabilizzazione degli strumenti di garanzia pubblica sui prestiti alle PMI. L’esperienza del Fondo MCC e delle garanzie SACE durante la pandemia ha dimostrato che tali strumenti sono efficaci, ma spesso episodici e legati a contingenze emergenziali. Occorre trasformarli in un meccanismo ordinario e permanente, legato non solo alle crisi ma anche agli investimenti produttivi, energetici e tecnologici. Una garanzia pubblica strutturale e automatica, attivabile fino a determinate soglie, consentirebbe alle banche di ridurre i pesi di rischio e quindi il capitale richiesto, mantenendo aperti i rubinetti del credito anche nei periodi di maggiore incertezza.
Un quarto elemento è la promozione di piattaforme di rating e dati condivisi per le PMI. Se la penalizzazione principale di Basilea IV riguarda le esposizioni senza rating, la risposta non può essere solo la garanzia pubblica, ma anche la crescita di un’infrastruttura informativa nazionale che consenta di valutare in modo oggettivo e omogeneo l’affidabilità delle imprese. Un sistema di rating condiviso, sviluppato da banche, associazioni e istituzioni pubbliche, ridurrebbe gli squilibri informativi e renderebbe più accessibile il credito anche alle realtà più piccole.
Per gestire questo pacchetto di interventi, è necessaria una cabina di regia permanente tra Ministero dell’Economia, Banca d’Italia, associazioni bancarie e rappresentanze delle imprese per monitorare trimestralmente gli effetti delle nuove regole. L’obiettivo deve essere duplice: garantire che l’attuazione di Basilea IV non si traduca in un irrigidimento del credito, e allo stesso tempo evitare comportamenti opportunistici che possano compromettere la stabilità complessiva del sistema.
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