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Pac. Raggiunta l’intesa, ma nessun effetto sullo sviluppo dell’agricoltura

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emilio-ferrara

emilio-ferraraCommissione, Consiglio e Parlamento europeo hanno raggiunto l’intesa sulla Politica Agricola Comune. Un accordo che migliora di molto la proposta iniziale del Commissario Ciolos, ma ancora poco coraggiosa nel promuovere lo sviluppo di un’agricoltura produttiva e che lascia la PAC ancora prevalentemente legata ai pagamenti diretti e, quindi, alle rendite improduttive. Consiglio e Parlamento europeo hanno definito i dettagli in un ultimo incontro negoziale, martedì 24 settembre. Sono stati così inquadrati nella riforma anche quegli aspetti che erano rimasti in sospeso dallo scorso febbraio, quando i capi di Stato e di governo avevano cercato di imporre la propria visione. Tre gli aspetti che erano stati lasciati da parte rispetto all’accordo di fine giugno: il capping, cioè la fissazione di un tetto per i pagamenti diretti; la flessibilità tra pilastri, ovvero la possibilità di spostare risorse dagli aiuti diretti ai programmi di sviluppo rurale, e viceversa, e la convergenza esterna, cioè l’equiparazione degli aiuti percepiti da agricoltori di diverse nazionalità. A causa della opposizione di Paesi come la Germania e il Regno Unito, dove le aziende agricole sono in media di grandi dimensioni, è stata ridimensionata l’ambizione di ridurre drasticamente i pagamenti diretti superiori a 150mila euro, e addirittura abolire gli aiuti oltre i 300mila euro. Non è stato fissato, invece, nessun tetto, e la riduzione, per i pagamenti oltre 150mila euro, sarà del 5% appena. Ogni Stato membro, poi, potrà decidere di destinare il 5% dell’ammontare totale dei propri fondi europei per il sostegno al reddito alle aziende di piccole dimensioni: in quel caso, anche i pagamenti diretti superiori a 150mila euro non saranno toccati. Anche sulla flessibilità tra pilastri la posizione del Consiglio è stata intransigente: così, non solo gli Stati membri potranno trasferire il 15%della dotazione nazionale di pagamenti diretti allo sviluppo rurale, ma il flusso di denaro potrà avvenire anche in direzione contraria. Infine, le dotazioni nazionali per gli aiuti diretti dei singoli Stati membri saranno progressivamente riequilibrate. Così, i Paesi che ricevono meno del 90% della media UE, vedranno un aumento graduale, pari a un terzo della differenza tra la loro situazione e il 90% di quella media comunitaria. Il che implica, evidentemente, un aggiustamento anche per i Paesi che si trovano sopra l’asticella della media. La pessima proposta del Commissario europeo all’agricoltura, Dacian Ciolos, è stata certamente migliorata dall’azione decisa del Parlamento Europeo, ma ci troviamo ancora di fronte ad una PAC che privilegia gli aiuti diretti che spesso, purtroppo, si sostanziano in veri e propri sussidi che non hanno alcun effetto sullo sviluppo dell’agricoltura. Emilio Ferrara, responsabile Unimpresa Agricoltura