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Niente sviluppo senza giustizia

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Leggiamo con attenzione la domanda riportata di seguito con la quale il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, ha aperto lunedì 2 luglio, il seminario di alto livello che si è svolto alla Casina Pio V, la prestigiosa sede della Pontificia Accademia delle scienze in Vaticano sul tema “Povertà, beni pubblici e sviluppo sostenibile. Le sfide globali del nuovo millennio”. Eccola: “È un mondo più giusto e più equo quello che si dimentica di una larga parte dell’umanità ed è incapace di un uso razionale e sostenibile delle risorse, di una migliore distribuzione dei beni della terra, di prendere decisioni lungimiranti per arginare gli effetti del cambiamento climatico che produce effetti devastanti proprio sui territori più a rischio povertà?” L’incontro è stato organizzato dall’Accademia internazionale per lo sviluppo economico e sociale e Agenzia del Demanio, in collaborazione con le onlus “Maria Diomira” e “Lo vuole il cuore” e l’associazione Greenaccord. “La povertà è una delle grandi sfide del nuovo millennio, ha affermato il proporato. Tante belle aspirazioni, tanti programmi, tanti impegni formali da parte di organizzazioni mondiali e nazioni, sono rimasti solo aspirazioni a cui tendere e la povertà, complice anche la crisi economica, aumenta e pone a tutti noi degli interrogativi di tipo sociale, di tipo economico, di giustizia e, non ultimo di carattere morale”. La questione tocca anche l’Italia, e non solo perchè del mondo fa senza dubbio parte, ma piuttosto perchè gli interrogativi morali e sociali la riguardano in modo attualissimo. Lo spreco del denaro pubblico, l’incapacità, a volte acclarata, di gestire persino le somme a disposizione, la spregiudicatezza con la quale si legittimano atteggiamenti di barbarie sociale, sono il campanello di allarme più autorevole. L’indicazione, e dunque la risposta a Coccopalmerio, è insita nella retorica della domanda, e cioè il mondo che oblia la povertà, vive nell’ingiustizia distributiva ed è di corto respiro non ha un futuro sostenibile. Al contrario se si avesse il coraggio di un veloce cambiamento di marcia dal punto di vista morale e sociale, allora la speranza si trasformerebbe in concretezza.

Alfonso D’Alessio