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Lavoro. Longobardi, situazione drammatica ma Governo immobile

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291113-unimpresa“La situazione fotografata oggi dall’Istat con i nuovi dati sulla disoccupazione, particolarmente grave soprattutto per i giovani, è drammatica. Per uscire da questa profonda recessione e per creare lavoro serve una cura shock. Ma constatiamo con rammarico che il Governo di Enrico Letta è immobile e non prende decisioni importanti: l’occasione offerta dalla legge di stabilità è stata sprecata con un mix di misure che non consentono a imprese e famiglie di avere risorse per guardare con fiducia al futuro” dichiara il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. commentando i dati dell’Istat sull’occupazione. “L’enorme disagio sociale che abbiamo fotografato – dice Longobardi – ha conseguenze enormi nel ciclo economico: più di 9 milioni di persone sono in difficoltà e questo vuol dire che spenderanno meno, tireranno la cinghia per cercare di arrivare a fine mese. Tutto ciò con effetti negativi sui consumi, quindi sulla produzione e sui conti delle imprese”.
Secondo un’analisi del Centro studi Unimpresa, superano i 9 milioni di persone le persone in difficoltà in Italia. Ai “semplici” disoccupati vanno aggiunte ampie fasce di lavoratori, ma con condizioni precarie o economicamente deboli che estendono la platea degli italiani in crisi. Un’enorme “area di disagio”: ai 3,07 milioni di persone disoccupate, bisogna sommare anzitutto i contratti di lavoro a tempo determinato, sia quelli part time (643mila persone) sia quelli a orario pieno (1,63 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part time (832mila), i collaboratori (430mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,56 milioni). Questo gruppo di persone occupate – ma con prospettive incerte circa la stabilità dell’impiego o con retribuzioni contenute – ammonta complessivamente a 6,1 milioni di unità. Il totale del’area di disagio sociale, calcolata sulla base dei dati Istat, comprende dunque 9,17 milioni di persone. Il deterioramento del mercato del lavoro non ha come conseguenza la sola espulsione degli occupati, ma anche la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari e il crescere dei contratti atipici. Di qui l’estendersi del bacino dei “deboli”. Il dato sui 9,17 milioni di persone è relativo al secondo trimestre del 2013 e complessivamente risulta in aumento dell’3,2% rispetto al secondo trimestre del 2012, quando l’asticella si era fermata a 8,89 milioni di unità: in sei mesi quindi 286mila persone sono entrate nell’area di disagio sociale.
Nel secondo trimestre di quest’anno i disoccupati erano in totale 3,07 milioni: 1,68 milioni di ex occupati, 633mila ex inattivi e 760mila in cerca di prima occupazione. I disoccupati risultano in aumento del 13,7% rispetto all’anno precedente (+371mila persone). Stabile, invece, il dato degli occupati in difficoltà: erano 6,18 milioni a giugno 2012 e sono risultati 6,10 milioni a giugno scorso. Un apparente restrizione dell’area di difficoltà che, invece, rappresenta un’ulteriore spia della grave situazione in cui versa l’economia italiana: anche le forme meno stabili di impiego e quelle retribuite meno pagano il conto della recessione.

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