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Grido di pace

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Una preghiera dell’Angelus strana quella di domenica 1 settembre in piazza S. Pietro. Si è abituati a vedere Papa Francesco sorridente, pronto alla battuta e mite nel tono di voce. Si è visto, invece, un papa preoccupato, intimamente provato, serioso e che ha persino alzato il tono di voce, rendendolo più che mai fermo e deciso. I gesti del pontefice non sono mai pensati a tavolino o studiati per ottenere l’effetto cinematografico, e forse proprio per questo godono di maggiore successo. Essi sono spontanei. Non bisogna mai dimenticare tale particolare per capire e assaporare fino in fondo le parole di Francesco. In questa ottica non sfugge la gravità dell’appello che ha rivolto agli uomini del mondo intero per la pace. Ha condannato l’uso delle armi chimiche e l’intervento militare “Violenza chiama violenza, serve dialogo”. Condanna esplicita anche a Damasco: “C’è un giudizio di Dio e della storia a cui non si può sfuggire”. “Oggi mi faccio portatore del grido della pace, mai più guerre”. Il 7 settembre digiuno e preghiera per la pace. Invito rivolto a tutti, cattolici e appartenenti alle altre confessioni cristiane, di ogni religione, fino a raggiungere coloro che non credono. Ancora una volta è la Chiesa a dover ricordare e sottolineare che le dittature, le prepotenze globali e non solo quelle dei paesi medio orientali o nord africani, ma pure quelle che con mezzi diversi colmano di fatto anche il cosiddetto occidente civile, non si abbattono con le armi, ma col dialogo e la lotta alle ingiustizie. Senza giustizia e cultura del confronto pacifico, a dittatori se ne sostituiscono altri, e nulla cambia. E’ arrivato il momento di seguire Papa Francesco non solo perché nella Chiesa ha messo mano al lavoro di liberazione da sovrastrutture e modi di fare depositati dalla storia e il più delle volte contrari allo stesso messaggio evangelico, ma anche e soprattutto per il suo Magistero. Per fare ciò ci vuole umiltà, altro capitolo ostico da aprire in quanto la modestia è caratteristica ampiamente aborrita dalla contemporanea dittatura del non pensare. Per gli uomini liberi e di buona volontà l’appuntamento è stato fissato, sabato 7 settembre alle 19.00 in piazza S. Pietro ci sarà anche il papa. E non è neppure difficile da immaginare che si avvertirà la presenza orante di Benedetto XVI, già infaticabile costruttore di pace e giustizia.

Alfonso D’Alessio