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Fallimenti bancari a carico dei cittadini

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La Commissione Ue spinge per un accordo sullo schema di ‘fallimento ordinatò delle banche, che metterà fine all’intervento dei soldi pubblici nei salvataggi degli istituti in difficoltà, ma a pagare potrebbero essere i risparmiatori. Sul tavolo dell’Ecofin di domani a Lussemburgo c’è già una bozza: quando una banca è in crisi, vengono coinvolti nelle perdite (il cosidetto ‘bail-in’) gli azionisti, gli obbligazionisti (prima senior e poi junior), e poi i depositi, fatti salvi quelli sotto i 100mila euro. Se non dovesse bastare a reperire risorse, interviene il ‘fondo di risoluzionè o il ‘depositor guarantee schemè (DGS), due nomi che indicano la stessa cosa, cioè un fondo creato con soldi delle banche, ma il primo sarebbe un fondo unico europeo, il secondo un insieme di schemi nazionali. I Paesi sono divisi su quasi tutti gli aspetti: la Germania vuole regole rigide e uguali per tutti, coinvolgendo principalmente i creditori. La Francia vuole un’ampia flessibilità sui passivi esigibili, cioè vuole tenere fuori dal ‘bail-in’ tutti i depositi, l’Italia invece dice che il bail-in va bene (nero su bianco del sottosegretario Giorgetti), ma serve una “proporzionalità” nella sua applicazione. E cmq, è la tesi del governo, non ci dobbiamo spaventare perché alle nostre banche non servirà.